Blue Oyster Cult – Recensione: Tyranny And Mutation

Una delle band più originali, innovative, colte e preparate della storia dell’hard rock. Così si potrebbero definire i newyorchesi Blue Öyster Cult, che fin dal loro debutto discografico risalente al 1972 hanno sempre seguito un loro percorso musicale, ben poco riconducibile ad altre band e tutto sommato senza molti proseliti, considerando la caratura ed il successo commerciale che questi colossi del rock hanno ottenuto in una carriera ultra cinquantennale.

“Tyranny And Mutation”, uscito nel 1973, è il loro secondo LP, pubblicato per Columbia e prodotto, come molti altri loro lavori, da Sandy Pearlman. Un lavoro potente, compatto ma al tempo stesso estremamente articolato e ricco, dai testi criptici e dalle atmosfere cupe.

L’apertura è affidata al tiratissimo boogie “The Red & The Black”, con assoli veloci e continui stacchi di batteria di stampo jazzato, seguito dal giro r’n’r e il cantato inquietante di “O’D.d’ on Life Itself”. Il riff acidissimo e il tempo tirato di “Hot Rails To Hell” si può tranquillamente considerare proto metal, anche se i nostri non perdono mai d’occhio il senso melodico e il ritornello che resta in testa. “7 Screaming Diz-Busters” è un brano capolavoro, che inizia con uno dei riff più belli ed originali di sempre e cambia continuamente colori ed atmosfere, un autentico caposaldo della produzione dei B.O.C. Arriviamo a “Baby Ice Dog”, col testo scritto da Patty Smith, al tempo impegnata sentimentalmente col tastierista della band, Allen Lanier, dal mood più rilassato, ma anche in questo caso, dalle atmosfere estremamente cangianti, mentre la successiva “Wings Wetted Down” può quasi essere considerata doom e giustificare parzialmente gli accostamenti fatti a suo tempo coi Black Sabbath, anche se in realtà le due band sono sempre state estremamente differenti. Si prosegue con l’ariosa “Teen Archer”, che riesce a rendere angosciante una linea vocale apparentemente leggera. La conclusiva “Mistress of the Salmon Salt (Quickmine Girl)” è un dark rock d’atmosfera che insiste sul refrain (Quickmine Girl) e come al solito, offre un ampio spettro di sensazioni.

Questo disco non è straordinario solamente perché Eric Bloom è un cantante con una capacità interpretativa straordinaria, Donald “Buck Dharma” Roeser uno dei più grandi e sottovalutati chitarristi della storia del rock, Allen Lanier un raffinato cesellatore e i fratelli Joe e Albert Bouchard una sezione ritmica tecnica, dinamica e fantasiosa. Qua c’è la capacità di scrivere brani complessi ma che riescono a stamparsi in mente, concepire linee vocali quasi west coast ma rimanere cupi e allarmanti, creare atmosfere contrastanti all’interno dello stesso brano, ma dandogli unitarietà.

Preceduto dal debutto omonimo della band e seguito da “Secret Treaties” dell’anno successivo, costituisce la trilogia iniziale di questa immensa band, da molti ritenuta la parte più interessante della loro carriera, anche se in realtà l’intera discografia dei Blue Öyster Cult è di grandissimo livello e va ascoltata nella sua completezza. Possiamo tranquillamente affermare che è un vero e proprio antidoto contro la stupidità, di qualsiasi genere e da qualsiasi parte arrivi.

Etichetta: Columbia Records

Anno: 1973

Tracklist: 01. The Red & The Black 02. O’D.d’ on Life Itself 03. Hot Rails To Hell 04. 7 Screaming Diz-Busters 05. Baby Ice Dog 06. Wings Wetted Down 07. Teen Archer 08. Mistress of the Salmon Salt (Quickmine Girl)
Sito Web: https://www.facebook.com/blueoystercult

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login