Bloody Heels – Recensione: Ignite The Sky

Ritmata, incalzante, corale: potremmo descriverla così la proposta dei lettoni Bloody Heels, il cui primo disco stampato da Frontiers Records – successore dell’EP Summer Nights (2014) e dell’album di debutto Through Mystery (2017) – corona un cammino relativamente lungo ed articolato che ha mosso i suoi primi passi nella capitale Riga. Fatto di continue pause e ripartenze, “Ignite The Sky” sembra davvero possedere il potere di accendere il cielo, tanto i suoi frequenti stacchi convogliano e distribuiscono energia scandita con precisione, cantata con vigore da Vicky White ed impreziosita da assoli (anche) tecnici che danno alla proposta dei quattro un piacevole tocco old style. E così succede di scoprire un hard rock improprio, nel quale elementi classici sono accostati in modi originali, fatto di elementi chiaramente distinti ed in un certo senso decostruito, moderno nella suo disinteresse verso una fluidità facile, autenticamente baltico in una passione ricercata attraverso matematica ed accostamenti meccanici, piuttosto che melodie struggenti.

Gli undici brani in scaletta diventano “composizioni” nel senso più autentico dei termine: cori di scuola AOR (che la band definisce “Dark AOR”), suoni anni ottanta, drumming fresco e giovanile (“Sugar & Spice”), una spruzzata di street ed un cantato riverberato con insieme il graffio e la personalità di David Lee Roth, Sebastian Bach e Tommy Conwell coesistono in un quadro variopinto e che certamente non manca di originalità, ma che allo stesso tempo potrà compiacere soprattutto l’ascoltatore che agli stili non chiede di raggiungere una comoda, paciosa sintesi. “Farewell To Yesterday”, “Streets Of Misery” e “Stand Your Ground” sono probabilmente gli episodi di più facile riconoscibilità: diretti alla meta senza eccessive complicazioni, offrono una cantabilità immediata ma allo stesso tempo si rivelano le tracce candidate ad invecchiare per prime, a conferma che gli assi nella manica dei Bloody Heels stanno da qualche altra e più nascosta parte, lontana da quello che potrebbe riavvicinarle ad una idea di statica, scontata normalità. Se infatti al rock tradizionale la band non sembra poter offrire un contributo imprescindibile, è nel finale languido di “Black Swan”, nella maestosità elegante di “Thin Line” oppure nell’arrangiamento dispettoso, spigoloso e forse magnifico di “Healing Waters” che i Bloody Heels appaiono felici di scorrazzare, come esploratori di antichi territori e sarti bizzosi, fedeli ad una attitudine che con le quattro lettere di “punk” si potrebbe descrivere con efficacia tutt’altro che disprezzabile.

“Nella cosmologia greca, il caos è l’insieme disordinato e indeterminato degli elementi materiali che preesiste al cosmos, al tutto meravigliosamente ordinato”. Benchè nell’idea hard di questa band non vi sia nulla di veramente caotico, è altrettanto lampante come la prospettiva di un avanzare meravigliosamente ordinato sia ritenuta noiosa e ben poco stimolante dai quattro rocker di Riga. Tra i concilianti tentativi melodici – ed ogni tanto stucchevoli – dei suoi cori, “Ignite The Sky” nasconde infatti una proposta citazionista e moderna, riuscitissima o totalmente fallimentare a seconda del valore che siamo disposti ad assegnare alle sue trame fitte, alle sue progressioni sbilenche ed al suo sistema decisamente open world, impossibile da esplorare in tutta la sua estensione. Adorabile, sfuggente ed a volte traballante, stilisticamente diffidente ma sempre abile nello sfuggire all’etichetta del già sentito (persino in occasione della ballad “Silhouette”), questa nuova proposta di Frontiers è un pot-pourri realizzato da gente che ha già dimostrato di saper suonare bene e dappertutto (comprese Svezia, Finlandia, Norvegia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia, Olanda, Belgio e naturalmente gli stati baltici), un pasticcio di quelli che mangi ancora più volentieri il giorno dopo ed un serbatoio di idee forse ancora un po’ acerbe e disunite, ma già dotate dell’energia necessaria ad innescare quel cielo lettone che otto anni fa le ha viste venire alla fredda luce del Nord.

Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2020

Tracklist: 01. Ignite The Sky 02. Criminal Masterminds 03. No Matter 04. Sugar & Spice 05. Farewell To Yesterday 06. Black Swan 07. Stand Your Ground 08. Thin Line 09. Silhouette 10. Healing Waters 11. Streets Of Misery
Sito Web: facebook.com/bloodyheelsband

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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