Bloodbath – Recensione: The Arrow Of Satan Is Drawn

I Bloodbath sono un buon esempio di come si possa ancora suonare fedeli all’idea del metal estremo old school, senza per questo risultare l’ennesima band fotocopia. “The Arrow Of Satan Is Drawn” è infatti completamente immerso nello spirito che animava il death metal dei primordi, ma attraverso la giusta varietà di elementi e con una certa attenzione a costruire brani che abbiamo una loro identità, riesce ad essere comunque un’opera godibile e interessante.

Le prime quattro canzoni sono esplicative per ciò che intendo con differenziazione di elementi: se infatti “Flesichmann” ha una sua fisionomia a cavallo tra death metal, dark e un’efferatezza necro non distante da un certo black metal, “Bloodicide” parte da un riff simil-Entombed primo periodo per poi deviare su una struttura più groovy e malata, mentre “Wayvard Samaritan” mostra una natura death n’ roll, quasi punk, e “Levitator” parte come un brano doom-death per poi brutalizzarsi e complicarsi nella struttura.

In buona sostanza il segreto dei Bloodbath sta tutto nell’avere ottime doti compositive. Qualità che permette loro di rimanere all’interno di una certa forma generale, senza per questo poter essere additati di scarsa fantasia. Una consapevolezza che rimane riscontrabile lungo tutta la scaletta e che porta a canzoni veramente buone come “March Of The Crucifiers”, che evidenza una lontana parentela con certe dissonanze simil Morbid Angel (ma meno arzigogolata nella struttura) o la catchy “Chainsaw Lullaby”.

Poco più di quaranta minuti, senza che si possano trovare veri momenti di noia e conditi da un sound possente e marcio, un riffing dinamico e cambi di ritmo, nonché quella punta di melodia che ben dosata fa spesso la differenza. Un album certamente non rivoluzionario, ma comunque ottimo sotto tutti i punti di vista.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Peaceville

Anno: 2018

Tracklist: 01. Fleischmann 02. Bloodicide 03. Wayward Samaritan 04. Levitator 05. Deader 06. March Of The Crucifers 07. Morbid Antichrist 08. Warhead Ritual 09. Only The Dead Survive 10. Chainsaw Lullaby

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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