Unsane – Recensione: Blood Run

Chris Spencer & Co. si sono fatti aspettare, l’ultima uscita discografica (tralasciando il best of… ‘Lambhouse’) risale al 1998: ‘Occupational Hazard’. Ma l’attesa ha dato i suoi frutti, o perlomeno ha confermato il fatto che i frutti degli Unsane fanno male; abrasivi e inquietanti, come molte altre volte in passato. La matrice noise del terzetto rock di Brooklyn, NYC, lascia segni di disturbo anche solo dopo il primo ascolto. Da molto tempo ormai, sin da quando hanno rivoluzionato -in un certo modo- il sound del noise-rock, ci hanno abituati a canzoni dai suoni ruvidi -distorti al limite della comprensione ed estremamente accattivanti- con testi, nonostante la crudezza degli argomenti, preoccupantemente affascinanti. ‘Blood Run’, semplicemente. A fiumi. Musicalmente non si allontanano di un millimetro dalla consueta formula Bassi-Profondi + Chitarra-Iperdistorta -e vagamente bluesy- + Voce-Urlante-Che-Disturba-Più-Che-Cantare. Inquietante anche l’artwork, come sempre, sapientemente correlato al discorso musicale: ovviamente sangue di vittime (o parti di esse), crudelmente raffigurate come se fossero trofei, creando un immaginario di morte e violenza con pochi eguali nel mondo della musica "metal". Dall’apertura, con ‘Backslide’, si intuisce e si conferma che Unsane è capostipite -e conservatore puro- del noise rock targato NYC, a cui molte band odierne devono pagare pegno, anche alcune di casa Relapse. ‘Got It Down’ ha dalla sua una caratteristica predominante: suoni talmente spessi e graffianti da risultare abrasivi anche per gli habituè delle sonorità estreme. Non è la velocità -il quanto– ma piuttosto è come queste note vengono letteralmente gettate in faccia all’attonito ascoltatore che per la prima volta si provi ad avvicinare alla musica di Unsane: irrispettosamente. Una energica attitudine che emerge dal punk rock più deflagrante. Il segreto -o uno dei tanti- del noise di casa Unsane sta nella semplicità e nella deflagrazione controllata dei suoni: sono in tre, sembrano sei. Sono comunque le più lente e cadenzate, alle orecchie di chi scrive, le canzoni che lasciano il segno. Pezzi come ‘D Train’ e ‘Recovery’ danno un tocco maligno in più, quasi "slayeriano". La sensazione di "insanità" musicale, se il termine è concesso, ne esce vittoriosa. Un disco che piace soprattutto per la spontaneità con cui Chris Spencer e band-mates riescono a trattare di temi scomodi come la morte violenta, quando va bene… quando non si tratta di folli terroristi in preda a sogni devastatori (il video della "vecchia" ‘Body Bomb’ insegna). ‘Dead Weight’, in chiusura, è (forse) la migliore traccia dell’intero album e, da sola, riesce a riassumere il concetto che non sempre veloce&brutale=violento&insano. Serve altro, e gli Unsane ne sono provvisti.

Voto recensore
7
Etichetta: Relapse / Self

Anno: 2005

Tracklist: 01 Backslide
02 Release
03 Killing Time
04 Got It Down
05 Make Them Prey
06 Hammered Out
07 D Train
08 Anything
09 Recovery
10 Latch
11 Dead Weight

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