Blood Red Throne – Recensione: Fit to Kill

One shot, one kill.

Probabilmente i Blood Red Throne faranno la fine di parecchi gruppi death metal fondati negli anni 2000 e finiranno con l’essere dimenticati: nonostante siano uno dei pochissimi nomi del genere provenienti dalla Norvegia (da sempre nota come patria del black), come parecchi altri sparsi nel globo hanno sempre avuto una grande difficoltà ad accettare i cambiamenti e ad applicarli nel loro sound. Anzi, dopo tentativi di variare le accordature in “Altered Throne”, ripresi più volte in seguito, tornarono immediatamente in sonorità già conosciute e da sempre apprezzate dai fanatici del genere, approfittandone per allentare i ritmi, smorzare i toni e lasciando perdere le escalation più violente dei loro primi album, diventando mano mano sempre più privi di inventiva. In poche parole, se “Affiliated With The Suffering” è un album sulla falsa riga dei Malevolent Creation e dei Cannibal Corpse, da “Come Death” in poi il gruppo ha aggiunto groove sempre più lenti in stile Obituary e Jungle Rot, al punto che gli ultimi due sembrano difficilmente distinguibili dalle recenti uscite dei Grave.

D’altro canto, se non si riesce a distinguersi, tanto vale dare ai fan quello di cui hanno bisogno, no? E allora bando alle chiacchiere, e pensiamo al loro ultimo album in studio, “Fit to Kill“. Dopo un intro apparentemente solenne, “Requiem Mass” parte in quarta con ritmi veloci, ma ignoranti, smorza leggermente le dinamiche durante gli assoli al terzo minuto e ritorna al riff iniziale dopo alcuni arpeggi spettrali: “Skyggemannen” parte direttamente con un botta e risposta tra sezioni in sedicesimi e altre più lente in ottavi per tutta la sua durata. Altre dosi di primitiva pesantezza si trovano nel breakdown di “Bloodity“, mentre “InStructured Sanity” prende in prestito alcune atmosfere magniloquenti dei Dimmu Borgir con l’uso di un pedale per la parte solistica. Punti finali tolti per “Deal It or Die“, le cui melodie in chiave minore armonica e assoli non sono sufficienti a giustificare i suoi 8 minuti di durata.

Lo stile è rodato, le novità sono poche e il gruppo difficilmente conquisterà nuovi fan, limitandosi ad accontentare quelli di vecchia data. Un’ultima considerazione: questo non è esattamente un esempio di sola vecchia scuola, quindi, se apprezzate il death moderno con un minimo di melodia e dalle ritmiche metalcore, forse i Blood Red Throne possono offrire qualcosa di vostro gradimento.

Etichetta: Mighty Music

Anno: 2019

Tracklist: 01. Requiem Masss 02. Bloodity 03. Killing Machine Pt. 2 04. WhoreZone 05. Skyggemannen 06. InStructured Insanity 07. Movement of the Parasites 08. Deal It or Die 09. End

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