Blood Incantation – Recensione: Hidden History of the Human Race

Con una copertina devota ai Voivod ed un titolo magniloquente (“Hidden History of the Human Race”) la seconda prova dei Blood Incantation sembra voler depistare l’ascoltatore incauto, suggerendo legami con il prog. Non c’è trucco, invece, i quattro di Denver guardano esattamente in quella direzione, che prima fintamente rincuorano i puristi con il tributo al death metal americano dei cinque, godibilissimi minuti di “Slave Species of the Gods”, per poi abbandonare l’ascoltatore nelle grinfie di “The Giza Power Plant” e delle sue chitarre, solenni ed abbacinanti allo stesso tempo. Prog, appunto, della miglior qualità, come la melodia aerea del (quasi) strumentale “Inner Paths (to Outer Spaces)” che riannoda i legami con i primissimi Pink Floyd per poi innalzarsi ed accelerare verso l’ignoto. Quattro brani, tre canzoni dalla struttura tradizionale sulla prima facciata di un ipotetico vinile, e la suite (“Awakening From The Dream Of Existence To The Multidimensional Nature Of Our Reality”) ad occupare per intero il secondo lato, dove la furia death dell’incipit lascia spazio ad improvvise rarefazioni ambient, ossessività kraut, nuove recrudescenze e persino una delicata chiusura acustica. Maturi nella scrittura e raffinati nell’arrangiamento, i Blood Incantation pubblicano un album che sbaglieremmo a definire coraggioso: si tratta semplicemente del lavoro di una band dalle tante e buone idee che non esita a valicare confini per metterle in pratica. Encomiabili.

Etichetta: Dark Descent Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. Slave Species of the Gods 02. The Giza Power Plant 03. Inner Paths (To Outer Space) 04. Awakening from the Dream of Existence to the Multidimensional Nature of Our Reality (Mirror of the Soul)
Sito Web: https://darkdescentrecords.bandcamp.com/album/hidden-history-of-the-human-race

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