Goatwhore – Recensione: Blood For The Master

A tre anni di distanza dal precendente “Carving Out The Eyes Of God”, gli americani Goatwhore danno alle stampe il nuovo, scurissimo “Blood For The Master”. Una carriera iniziata nel 1997, costellata da una nutrita serie di disastri di varia natura, ma anche da album di valore, la band di New Orleans ripropone anche in quest’occasione la sua particolare miscela di black, thrash e death, disciolti in un calderone di zolfo e metallo fumanti.

L’attitudine del quartetto è sempre molto basic e old school, e riesce a mettere in musica quel primordiale istinto, tenebroso e aggressivo, che sta alla base di tutto il metal estremo. In questo senso “Blood For The Master” è l’ennesimo centro, perché i dieci brani di cui è composto sintetizzano senza sosta ne cedimenti di sorta un paradigma concettuale e artistico iconoclasta ma sincretico, che unisce archetipi come Immortal, Death, Celtic Frost e Possessed in modo ruvido e crudo, puntando tutto sul groove e sull’impatto frontale.

Il quartetto capitanato dall’ugola al vetriolo di  L. Ben Falgoust II (anche coi grandi Soilent Green), rende chiaro il proprio velenoso progetto già a partire dall’opener “Collapse In Eternal Worth”, nella quale le chitarre di Sammy Pierre Duet (ex Acid Bath e Crowbar) aprono le danze (macabre), scatenando un sabba di riff distorti, che imperversa per i successivi 40 minuti.

La tracklist è massiccia e monolitica, con sporadiche concessioni melodiche (l’intro di “Embodiment Of This Bitter Chaos”, una delle migliori del disco, oppure “Parasitic Scriptures Of The Sacred Word”). Brani dinamici, fatti di accelerazioni infernali e rallentamenti angoscianti, è davvero un compendio della storia del metal estremo, ma esprime in primo luogo la personalità nuda e cruda dei Goatwhore, da sempre addentro a tali sonorità primordiali (ben prima del recente back to the roots dei Darkthrone, ad esempio).

Rispetto alla discografia precedente della band, in questo caso si segnala con piacere anche l’ottima resa sonora, merito di un certo Erik Rutan (Hate Eternal, Alas, ex Morbid Angel, ex Ripping Corpse) e dei suoi Mana Studios, nonché il rifinito comparto visuale, con una copertina graficamente ben congegnata e dal suggestivo impatto. Un passo avanti su tutta la linea, che sposta ancora un po’ più in alto l’indicatore di qualità del gruppo di NOLA.

In conclusione l’intransigente e ortodosso “Blood For The Master” non cede di un millimetro, è il classico disco-manifesto, sostanzioso quanto radical, al quale i Goatwhore ci hanno da tempo abituato.
Qui non si discute, prendere o lasciare.

Voto recensore
7
Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2013

Tracklist:

1. Collapse In Eternal Worth 3:40
2. When Steel And Bone Meet 3:12
3. Parasitic Scriptures Of The Sacred Word 3:28
4. In Deathless Tradition 4:26
5. Judgement Of The Bleeding Crown 3:58
6. Embodiment Of This Bitter Chaos 4:44
7. Beyond The Spell Of Discontent 4:02
8. Death To The Architects Of Heaven 3:41
9. An End To Nothing 2:49
10. My Name Is Frightful Among The Believers 4:11


Sito Web: http://www.goatwhore.net/

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