Blind Guardian – Recensione: The God Machine

I Blind Guardian hanno l’enorme problema di aver avuto una salita qualitativa, arrivata all’apice con “Nightfall In Middle-Earth“, un disco praticamente perfetto, per cui tutto quello che c’è stato dopo ha pagato il paragone con quell’opera d’arte. Quindi, tra dischi buoni ma qualche gradino sotto, ed esperimenti che hanno lasciato qualche dubbio, come l’orchestrale “Legacy Of The Dark Lands“, arriviamo a “The God Machine“, dove i nostri sembrano ritrovare lo smalto migliore degli anni 90.

Già dalla iniziale “Deliver Us from Evil” si respirano quelle sonorità che riempivano i miei pomeriggi da ragazzo, senza però essere una mera citazione di un passato glorioso, ma solo un grande ritorno. Il brano gioca su accelerazioni brucianti e improvvisi momenti di quiete. Damnation” riscopre il lato più oscuro del gruppo, che si è sempre distinto da altre formazioni similari per un approccio sempre più malinconico e meno festoso. Il brano forse non è tra i più memorabili musicalmente, ma ha comunque molto carattere. 

Quasi tutti i brani prendono ispirazione da opere fantastiche piuttosto varie. “Secrets Of The American Gods”, per esempio, pesca dagli scritti di Neil Gaiman, per un brano notevole che riesce anche musicalmente a restituire il contrasto tra antichi e nuovi dei (se conoscete l’opera sapete di che cosa parlo), grazie anche ad un Hansi in forma smagliante. 

In “Violent Shadows” salgono in cattedra le due chitarre, eccezionali in tutto l’album, ma che qui vengono messe in maggior risalto. Notevole anche “Life Beyond The Spheres”, che ci racconta la creazione dell’universo, riuscendo a rendere in musica l’idea di evoluzione e di creazione.  Torniamo a testi più standard con “Architects Of Doom”, che si rifà alla serie televisiva Battlestar Galactica, per il brano più potente dell’album, che contrasta con la delicatezza di “Let It Be No More”, in cui la vita personale del cantante si lega a racconti fantastici. Il brano unisce dolcezza, fierezza e speranza facendo venire i brividi . 

Purtroppo stiamo giungendo in fondo all’album, con “Blood Of The Elves”, ispirata da The Witcher, per un brano estremamente classico per i bardi di Krefeld, con tutte le caratteristiche che ci ha fatto amare il gruppo, e per concludere con “Destiny” che invece, pur essendo 100% Blind Guardian, ha qualcosa di “esotico”.

Ascoltare questo album è stato come sedersi a bere una birra con un caro vecchio amico che per un po’ hai frequentato solo di sfuggita.

Etichetta: Nuclear Blast Records

Anno: 2022

Tracklist: 01. Deliver Us from Evil 02. Damnation 03. Secrets of the American Gods 04. Violent Shadows 05. Life Beyond the Spheres 06. Architects of Doom 07. Let It Be No More 08. Blood of the Elves 09. Destiny
Sito Web: https://www.blind-guardian.com/

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