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Blind Guardian – Recensione: Somewhere Far Beyond

“Somewhere Far Beyond” è un capolavoro. E qui potremmo anche chiudere tutto ed andare a casa. Ma il quarto disco dei Bardi di Krefeld è molto più di una parola pesante come “capolavoro”. C’è di più, e bisogna andare nel profondo.

È il disco della vera e propria svolta, colto, intenso e con una passione mai sentita prima nelle note dei Blind Guardian. Crescita, appunto. Un lavoro che a 25 anni di distanza non ha perso un’oncia di qualità musicale che si unisce a quello dei temi trattati.

Si parte subito con il piede sull’acceleratore con l’epica “Time What Is Time”, ispirata a “Il Cacciatore Di Androidi” di Philip Dick (“Blade Runner”? Conoscete?) che mette subito in chiaro le intenzioni dei un quartetto deciso a creare un capolavoro. La canzone successiva non è da meno, “Journey Through The Dark” è una vera e propria cavalcata verso l’ignoto, con uno dei ritornelli più belli ed intensi mai composti da Kürsh & Soci.

Spezza la tensione il break acustico di “Black Chamber” che introduce l’intricata “Theater Of Pain”, che inizia a “testare” inserti orchestrali che diventeranno poi il trademark della seconda (o terza a seconda dei punti di vista)parte della carriera dei nostri. Si passa poi alla battagliera “The Quest For Talenlorn”, ed ancora una volta i nostri dimostrano grandissimo gusto letterario (oltre che musicale, sia chiaro) visto che la canzone è ispirata all’opera di Michael Moorcock ed il suo Elric di Melniboné. Una canzone che cresce, rotonda nei riff e marziale nella batteria Thomas Stauch. Curiosità: nella canzone compare come guest alla chitarra Kai Hansen.

Avanti poi con “Ashes To Ashes” che anticipa le celeberrime “The Bard’s Song: In the Forest” e “The Bard’s Song: The Hobbit”. Canzoni ovviamente debitrici dell’opera di J.R.R. Tokien. Canzoni che anche oggi vengono ricordate con affetto da tutti i fan, che a volte rimpiangono quella semplicità abbandonata negli anni successivi per “strade più tortuose”.

Chiude la title track, canzone-manifesto e “libro di teoria” perfetto per chi volesse cimentarsi nel genere. “Somewhere Far Beyond” è alla fine tutto questo: un concentrato di emozioni, musica, adolescenza (per molti) e passioni che con l’avanzare dell’età sono rimaste salde. 25 anni e non invecchia di un giorno. E senza usare l’Unico.

Voto recensore
9
Etichetta: Virgin

Anno: 1992

Tracklist: 01 Time What is Time 02 Journey Through the Dark 03 Black Chamber 04 Theatre of Pain 05 The Quest for Tanelorn 06 Ashes to Ashes 07 The Bard's Song - In the Forest 08 The Bard's Song - The Hobbit 09 The Piper's Calling 10 Somewhere Far Beyond
Sito Web: http://www.blind-guardian.com/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per n-mila testate e prodigioso “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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