Divine Heresy – Recensione: Bleed The Filth

Non ci avrei scommesso una lira, e invece…

E invece eccoci di fronte all’ennesima volta in cui questo scriba deve ricredersi, perché Dino Cazares ha tirato fuori un disco più che accettabile. Niente per cui strapparsi i capelli o perdere i 50 chili di troppo che continuano ad assillare l’ex chitarrista dei Fear Factory, ma un lavoro piacevole, continuo e incisivo in ogni sua parte.

Se i Fear Factory erano l’estremizzazione in chiave cyber-techno di quanto fatto da un certo tipo di thrash, i Divine Heresy possono diventare la metalcorizzazione dei Fear Factory. Stesse ritmiche sincopate, stessi passaggi di doppia cassa frontale, stessi riff di chitarra pesanti come macigni. Però c’è qualcosa in più, appunto un anima metalcore, se vogliamo più diretta e moderna dei FF, che permea ogni canzone. Certo, quando ci si trova di fronte a ‘Impossibile Is Nothing’ o ‘Savior Self’, la distanza dall’ex band di Cazares dei tempi di ‘Demanufacture’ e ‘Obsolete’ e l’attuale è veramente ridotta ai minimi termini, complici anche alcuni stacchi vocali ed elettronici che richiamano un po’ troppo ai Fear Factory, appunto.

Certo Tommy Vext assomiglia un po’ troppo a Burton Bell e un altro po’ troppo alla schiera di cantanti metalcore moderni, certo il batterista Tim Yeung si era espresso in maniera più personale con Hate Haternal e Still Remains, ma siamo comunque di fronte ad un album di metal moderno decisamente sopra la media. Speriamo in un altro lavoro sullo stesso livello.

Voto recensore
7
Etichetta: Roadrunner

Anno: 2007

Tracklist: 1. Bleed the Fifth
2. Failed Creation
3. The Threat is Real
4. Impossible is Nothing
5. Savior Self
6. Rise of the Scorned
7. False Gospel
8. Soul Decoded (Now and Forever)
9. Royal Blood Heresy
10. Closure

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