Gamma Ray – Recensione: Blast From The Past

I Gamma Ray di Kai Hansen festeggiano i 10 anni… e lo fanno nel peggiore dei modi! Arriva infatti ‘Blast From The Past’, greatest hits celebrativo che ha in realtà il grosso difetto di voler ridisegnare mediocremente la storia di una band che tanto ha dato alla scena metal mondiale. E’ inutile dire che la decisione di ripresentare i classici che hanno reso grandi dischi come ‘Insanity & Genius’ o ‘Sigh No More’ in una nuova veste, suonati e riarrangiati dalla line-up attuale, desta parecchie perplessità. Questo per due ovvi motivi. Il primo è che, checché ne dica Hansen, si tratta chiaramente di una pura e semplice mossa commerciale: ben difficilmente, infatti, i fan della band si sarebbero precipitati a comprare il doppio CD se questo avesse contenuto solamente i pezzi originali, che si presume molti di essi abbiano già, solo per avere il bell’artwork di Derek Riggs. Non si tratta, quindi, di "dare qualcosa in più a chi spende", ma più semplicemente di "costringere a spendere chi altrimenti non lo avrebbe fatto". Il secondo motivo, più grave, è che la formazione attuale dei Gamma Ray è di gran lunga la peggiore di sempre: potente, ma anche monotona, priva di fantasia nella sezione ritmica (Dan Zimmermann in particolare, è uno dei batteristi più mortalmente noiosi della storia) e con la voce di Kai Hansen assolutamente inadatta a competere con quella del ben più tecnico ed espressivo Ralf Scheepers. Ecco quindi che, non solo i pezzi del passato ne escono veramente male, ma si finisce anche per rendere un pessimo servizio a ottimi musicisti come il già citato Scheepers, i drummer Uli Kusch e Thomas Nack e il bassista Jan Rubach, che tanto hanno fatto per i Gamma Ray e che ora si vedono quasi "cancellati" dalla storia della band. Se c’erano ancora dubbi, l’ascolto dell’opener ‘Lust For Life’ (originariamente da ‘Heading For Tomorrow’, il primo album registrato da Hansen dopo la sua uscita dagli Helloween) li dissolve al volo: per una produzione potente e scintillante otteniamo in cambio l’indecorosa doppia cassa di Zimmermann (niente groove, niente feeling, niente di niente) messa in primo piano e una prova vocale inadeguata (quantomeno per chi conosce l’originale), per un riarrangiamento pompato ma decisamente troppo squadrato e meno riuscito della prima versione. Ferma restando la questione "voce", che sarà una costante negativa per tutti i remake, migliorano leggermente le cose con ‘Heaven Can Wait’ e con la lunga ‘Heading For Tomorrow’: la seconda, in particolare, perde la primigenia connotazione Pink Floydiana degli assoli per assumerne una più tipicamente Rainbow – quasi a non voler spaventare il pubblico power di oggi con troppi accenni psichedelici – ma il risultato è comunque buono. E’ il momento dei pezzi di ‘Sigh No More’ e ‘Insanity & Genius’, e qui i problemi tornano a farsi sentire: gli album in questione erano dei veri e propri capolavori (il secondo, in particolare, era veramente "genio e follia"), suonati da una band spettacolare e creativa, e non c’era davvero bisogno di questi insipidi rifacimenti! Il secondo CD si apre con le canzoni dell’ottimo ‘Land Of The Free’, il primo album dei Gamma Ray senza Scheepers e con Kai dietro il microfono: anche in questo caso, i remake non hanno alcun senso, e perdono gran parte del feeling delle prime versioni. Dopo ‘The Silence’ (la versione dell’EP ‘Silent Miracles’) è la volta di ‘Somewhere Out In Space’. A giudizio di chi scrive, il disco in questione fu il primo passo falso della band – e, guarda caso, fu anche il primo a vedere all’opera la line-up attuale – per via dei suoi troppi brani vuoti e insignificanti, ma fortunatamente qui sono presenti i tre pezzi migliori: su tutte l’opener ‘Beyond The Black Hole’, vero e proprio inno della power-generation. Chiusura in tono minore affidata alle tracce (per ogni disco ne sono stati scelte tre, votate dai fan tramite un sondaggio sulla rete) dello scontatissimo ‘Powerplant’, album che mostra una band in totale caduta libera, e del quale si salva solo la deliziosamente pop ‘Send Me A Sign’. Ora non fraintendete: il voto qua sotto non è riferito tanto alla musica contenuto in questo doppio CD (che, in ogni caso, presenta pur sempre grandi canzoni!), quanto all’inutilità di un’operazione commerciale assurda. Se non conoscete i pezzi di ‘Heading For Tomorrow’, ‘Sigh No More’ e ‘Insanity & Genius’ andate a comprarvi anche uno solo di quegli album e lasciate perdere ‘Blast From The Past’… Se siete fan della band e avete già tutti i loro dischi lasciatelo perdere comunque perché buttereste via i vostri soldi. E ora speriamo solo che Kai esca dalla crisi creativa in cui si è andato a cacciare negli ultimi anni, e che si decida finalmente a trovare un cantante (e dei musicisti) all’altezza, limitandosi al ruolo a lui ben più congeniale di chitarrista e songwriter… perchè certi atteggiamenti da prima donna non possono che fare male alla sua musica!

Voto recensore
4
Etichetta: Noise / Self

Anno: 2000

Tracklist:

CD 1: Welcome/Lust For Life/Heaven Can Wait/Heading For Tomorrow/Changes/One With The World/Dream Healer/Tribute To The Past/Last Before The Storm/Heal Me

CD 2: Rebellion In Dreamland/Man On A Mission/Land Of The Free/The Silence/Beyond The Black Hole/Somewhere Out In Space/Valley Of The Kings/Anywhere In The Galaxy/Send Me A Sign/Armageddon


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