Blade Cisco – Recensione: Edge Of The Blade

Il fatto che una band pubblichi il fatidico album di debutto a distanza di dodici anni dalla propria formazione non è certamente né necessariamente sinonimo di qualità, ma testimonia se non altro il fatto che questi ragazzi hanno saputo dare un senso – in termini di esperienza umana ed artistica – all’attesa. E poiché vengono da una zona dove nella maggior parte dei casi il concetto di “stagionatura” è percepito come portatore di uno straordinario valore aggiunto, dai Blade Cisco ci si può aspettare qualsiasi cosa, tranne che una prova acerba o affrettata. Coprodotto da Michele Luppi (Whitesnake, Vision Divine, Killing Touch, Secret Sphere), amico di lunga data nonchè ex-bassista del quintetto emiliano, Edge Of The Blade è anzitutto pulito e levigato, fortemente votato a sostenere le sue linee vocali e supportato da una produzione razionale, che mantiene le sonorità distinte senza pregiudicare la riuscita armonica dell’insieme. Il timbro della voce di Andrea Zanini è graffiante quanto basta per conferire alle strofe un tocco glocal che sembra voler invitare Journey, Foreigner, Night Ranger, Styx, Magnum, Def Leppard e FM a visitare Reggiolo (siamo in terra di Ligabue, Steve Rogers Band e Vasco) e che contribuisce a fare di Edge Of The Blade un prodotto con una sua rugosa personalità (“Foolin’ Myself”), invece che l’ennesimo interprete di un sogno cotonato che da queste parti no, non l’abbiamo mai vissuto.

Pare quasi di sentirla, umida sulla pelle, la malinconica nebbia di “Rain Over Me”, una sensazione così fisica, epidermica e straordinariamente padana che quasi contrasta con l’idea dell’AOR come ce l’eravamo fatta. Laddove melodia e ruvidità sembrerebbero dover suonare come un irrisolvibile ossimoro, in questi cinquantuno minuti esse vanno felicemente a braccetto, perché l’attenzione dell’ascoltatore è libera di posarsi sulla botta pesante del rullante, sulla delicatezza di una chitarra acustica, su una ritmica incalzante e – una manciata di secondi dopo – su un coro languido e struggente. Una sostanziale mancanza di artificio fa in modo che l’esperienza di ascolto non sia guidata, ripetitiva ed uguale per tutti: al contrario, il pieno apprezzamento di questo debutto può giovarsi di passaggi ripetuti, non tanto per districare le sue (inesistenti) complessità, quanto perché produzione ed arrangiamenti sono lineari al punto da permettere a ciascuno di ascoltare i Blade Cisco che preferisce.

Nonostante le ultime quattro tracce costituiscano una sorta di appendice meno ispirata, ché la diritta via era smarrita, nel quadro generale di Edge Of The Blade cuore ed esperienza (altrimenti detta “manico”) trovano una sintesi che funziona, anche grazie al servizio intelligente e prezioso reso dallo stesso Luppi ai cori presenti in ogni brano: la sua presenza è all’apparenza discreta, ma influisce in modo determinante – con l’autorevolezza tipica del coach – sulla resa dei ritornelli ed il modo nel quale questi prima si insinuano, e poi si propagano. Luppi sbuca ogni volta che serve, la sua puntualità chirurgica nel coprire ogni possibile falla strappa più di un sorriso e l’aver messo a frutto la sua esperienza in un modo così efficace è un altro punto a favore di un disco al quale non mancano densità, fibra legnosa ed all’occorrenza quella furbizia darwiniana necessaria alla conservazione della specie – e qualche volta alla riuscita di un brano. Seppure gli episodi nei quali la band prova a spingere sull’acceleratore portino ad uno affaticamento compositivo che non convince (“Hungry For Love”), i Blade Cisco posseggono quella maturità compiuta che non ci chiede di tifarli come genitori al campetto mentre cercano uno stile, un riferimento o un posto dove stare: qui ci troviamo di fronte ad una realtà bella e pronta che rende l’ascolto facile, il feeling pressochè immediato e l’apprezzamento sincero.

Etichetta: Burning Minds Music Group / Art Of Melody Music

Anno: 2019

Tracklist: 01. Memories 02. Anything (Without Your Music) 03. Foolin' Myself 04. Rain Over Me 05. Life Is A Lottery 06. Edge Of The Blade 07. Hungry For Love 08. Grey 09. Invisible To Me 10. We Are Still Standing 11. My Way

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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