Blackmore’s Night – Recensione: All Our Yesterdays

Mentre diventa concreta l’ipotesi di un ritorno al rock di Ritchie Blackmore (speriamo, aggiunge l’autore di questo articolo), anche se non propriamente nelle vesti di una reunion con i Rainbow o i Deep Purple, il chitarista inglese torna in scena con il decimo album del progetto condiviso con la moglie Candice Night.

Diciamo subito le cose come stanno: se già conoscete e seguite le gesta dei paladini del renaissance rock, “All Our Yesterdays” non vi deluderà, anche se ci troviamo di fronte alla solita minestra riscaldata. Album dalla forte impronta acustica dove lo strumentale assume più rilevanza del cantato, la creatura del Sig. Blackmore inanella la consueta serie di brani bucolici e di folclore che prendono spunto dalla musica popolare d’epoca. Niente più e niente meno di ciò a cui il buon Ritchie ha deciso di riversare le proprie energie da tempo.

Nemmeno questa volta mancano canzoni orecchiabili, danze medievali a base di percussioni, chitarra acustica e tamburello, picaevoli e intrattenitive quanto basta come il singolo omonimo, “Will O’ The Wisp” e la conclusiva “Coming Home”. Come dicevamo, per quanto la voce di Candice resti sempre su di un livello qualitativo inopinabile (davvero emozionante sulla rivisitazione di “Long Long Time” di Linda Rondstadt) gli strumenti hanno una grande importanza in questo disco, ritagliandosi ampie parti. Lo vediamo in quello che a nostro giudizio sono proprio i brani più interessanti del lotto, ovvero la deliziosa danza celtica “Allan Yn N Fan” (omaggio alle radici di Ritchie), un pezzo solare costruito sui violini e sul tamburello e ancora “Darker Shade Of Black”, un brano dal flavour oscuro e introspettivo dove nuovamente il violino si incrocia con il moog e dei cori liturgici.

Purtroppo osserviamo anche qualche zona d’ombra, ad esempio la presenza di ben tre cover (la citata “Long Long Time”, “Moonlight Shadow” e “I Got You Babe” di Sonny & Cher), tutte rivisitate con buon gusto ma senza grosse deviazioni dall’originale, oltre a una manciata di brani francamente un po’ noiosi (su tutti la ballad acustica “Queen’s Lament”). Poche e diluite le parti di chitarra elettrica dove lo stile di Ritchie, pur centellinato, si riconosce al volo e si fa appezzare parecchio.

Un disco “come da copione” per il quale preferiamo evitare un giudizio numerico, ideale per i fan della band e per chi apprezza le sonorità su cui l’ex pilastro dei Deep Purple è concentrato da quasi vent’anni. Chi lo considera ormai un musicista al capolinea e da festa della birra non cambierà idea, chi non smette di adorarlo, si accomodi. Noi comunque non perdiamo la speranza di sentirlo ancora smanettare la Stratocaster come ai bei tempi.

 

Voto recensore
S.V.
Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. All Our Yesterdays
02. Allan Yn N Fan
03. Darker Shade Of Black
04. Long Long Time
05. Moonlight Shadow
06. I Got You Babe
07. The Other Side
08. Queen's Lament
09. Wherever Are We Going From Here
10. Will O' The Wisp
11. Earth Wind And Sky
12. Coming Home


Sito Web: http://www.blackmoresnight.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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