Black Tongue – Recensione: The Unconquerable Dark

Sempre maggiori sono le band che provano a conquistare il loro posto al sole grazie ad una proposta innovativa e fresca scaturita da una commistione di diversi generi musicali. In campo estremo sono diversi gli esempi di contaminazione che hanno portato le case discografiche e gli addetti del settore a coniare sempre nuove etichette per rendere possibile riconoscere il sound delle band del proprio roster.

Tra i gruppi che stanno cercando di consolidare la propria ascesa troviamo gli inglesi Black Tongue, giunti con “The Unconquerable Dark” al loro secondo disco. In realtà,” The Unconquerable Dark” può essere considerato la prima vera prova sulla lunga distanza per i Black Tongue essendo “Born Hanged/Falsifier (Redux)” del 2014 una raccolta dei due precedenti EP pubblicati dalla band. E la differenza è evidente. Rispetto al lavoro precedente il sound della band è maturato, presentando una maggiore organicità, e, in generale, una maggiore coesione in fase di scrittura dei brani.

Parlavamo di etichette prima. Bene, i Black Tongue vengono presentati dalla Century Media come Doomcore. I nostri del Doom posseggono quelle atmosfere claustrofobiche, sulfuree, con un suono plumbeo e dannatamente pesante che caratterizza il genere. Ma c’è anche tanto altro negli oltre 45 minuti di questo disco. Pur mantenendo una proprio identità, ogni brano viene arricchito con soluzioni ora Brutal, ora Sludge, per sfociare anche in momenti Death. I primi due brani, “Plague Worship” e “In The Wake ov the Wolf”, sono un perfetto campionario di tutto quello che troveremo in questo lavoro. Riff granitici e sporchi con accordature ribassate, una sezione ritmica terremotante e ispirata, ma su tutto le vocals di Alex Teyen, in grado di passare dal growl più gutturale fino allo scream, conferendo ad ogni brano il giusto mood.

“Prince of Ash” ha un incipit ispirato a sonorità Hardcore per poi rallentare nel break centrale e concludere in terreni più congeniali allo sludge. Questa è un’altra caratteristica dei Black Tongue, i cui brani difficilmente superano i 5 minuti di durata, e continui sono le variazioni di ritmiche. “Vermentide” gioca molto sull’alternanza al microfono di Teyen ed Eddie Hermida (Suicide Silence). “L’Appel du Vide (The Call of the Void)” rappresenta l’episodi più riuscito ed ispirato del disco, insieme a “A Pale Procession II: Death March” e “I’m so Tired of Sighing”. In questi brani è possibile cogliere appieno la volontà di suonare estrema della band, e la loro idea di metal trova la giusta sublimazione.

Non siamo di fronte ad una prova impeccabile, alcuni passaggi risultano forzati e slegati dal contesto generale, dovuta alla giovane età dei componenti della band. Aspettiamo, quindi, il prossimo passo della band per capire in che direzione evolverà il proprio sound, consapevoli che la sperimentazione permette di offrire una proposta fresca e innovativa ma può trasformarsi in un’arma a doppio taglio.

Voto recensore
7
Etichetta: Century Media

Anno: 2015

Tracklist:

1. Plague Worship
2. In the Wake ov the Wolf
3. Young Gloom
4. L'appel du Vide
5. Vermintide (ft Eddie Hermida)
6. Prince of Ash
7. The Masquerade
8. A Pale Procession ii: Death March
9. I'm so Tired of Sighing. Please Lord, Let It Be Night


Sito Web: https://www.facebook.com/blacktongueuk

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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