Black Star Riders – Recensione: Another State of Grace

I Black Star Riders oramai sono un gruppo consolidato, certamente erede della memoria dei mitici Thin Lizzy e di quel modo speciale di intendere il rock che aveva Phil Lynott e che è stato ben ereditato dal bravo Ricky Warwick, con il supporto decisivo dei riffs del mentore Scott Gorham. Intorno a loro, in sette anni di vita (e quattro albums, matematicamente uno ogni due anni) si sono alternati amici e musicisti come Marco Mendoza, Jimmy Degrasso e Damon Johnson ed ora la formazione sembra stabilizzata con l’apporto di Robbie Crane al basso (Ratt, Vince Neil), Chad Szeliga (Black Label Society) alla batteria  e l’ultimo arrivato  Christian Martucci (Stone Sour) alla chitarra e subito di grande aiuto compositivo per il “magico duo” dei fondatori. Alla produzione del nuovissimo “Another State Of Grace” esordisce Jay Ruston (Anthrax, Amon Amarth, Stone Sour, Uriah Heep), già al mixing degli albums precedenti e che dona un suono potente e ruspante, dando il giusto spazio ad ogni strumento nel corretto momento. Il disco è concepito come “una volta”, con dieci canzoni dieci, e si gioca le sue carte in quaranta minuti di fuoco e melodie ruggenti.

Partendo dall’influenza principale e scontata, il gruppo ovviamente negli anni ha cercato di trovare una identità più personale e meno derivativa, pescando soprattutto dal passato di Warwick, nel rock “contaminato dal punk” degli The Almighty, al rock cantautorale americano, al folk rock di protesta, ed anche il nuovo disco cerca di far incontrare mondi diversi, come nell’opener “Tonight The Moonlight Let Me Down”, dalla melodia classica e lizzyana ma addolcita da un assolo di sassofono che ci riporta al Clarence Clemons di Springsteeniana memoria. La title track è il brano epico dell’album, arrembante e sempre devoto allo spirito irish dell’eterno Phil, mentre “Ain’t The End Of The World” picchia duro ma sempre intorno al solito concetto musicale, ben alimentata dalle schitarrate pregne di melodia del duo Gorham/Martucci. “Soldier in the Ghetto” è rock urbano con ambizioni sociali, ben ritmata e quasi con influenze funky, seguita dalla ballatona densa ed un po’ cupa “Why Do You Love Your Guns?”, decisamente penalizzata da un andamento piatto e poco dinamico. Se “What Will It Take?” e “Poisoned Heart” si instradano nella tradizione di Springsteen e di una musica polverosa ma molto melodica, “Standing In The Line Of Fire” e “In The Shadow Of The War Machine” fondono l’hard rock classico all’urgenza dei The Clash, lasciandoci un sorriso appena abbozzato sulla faccia.

In conclusione, ogni disco dei Black Star Riders ci ha portato buona musica ed una certa intensità, senza però arrivare mai ad un apice significativo o rivoluzionario. Manca quel “qualcosa in più” che rende una canzone immortale, ed il concetto è confermato anche da “Another State of Grace”, certamente al livello dei precedenti ma che non è ancora quel salto di qualità che stiamo tutti aspettando. Un buon disco, nulla di più.

Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2019

Tracklist: 1.Tonight The Moonlight Let Me Down 2.Another State Of Grace 3. Ain’t The End Of The World 4.Underneath The Afterglow 5. Soldier In The Ghetto 6.Why Do You Love Your Guns? 7.Standing In The Line Of Fire 8. What Will It Take? 9. In The Shadow Of The War Machine 10.Poisoned Heart
Sito Web: https://www.blackstarriders.com/

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