Sevendust – Recensione: Black Out The Sun

Ritorno con il botto per gli americani Sevendust che, a distanza di tre anni dal precedente “Cold Day Memory”, sfornano il loro nono album dal titolo “Balck Out The Sun”.

Anticipato dal singolo “Decay”, “Black Out The Sun” si addentra con tredici tracce nel mondo dell’alternative metal sperimentando le sue mille e più sfaccettature. “Decay” ha un ritmo cupo, in perfetta sintonia con la voce profonda Lajon Witherspoon, che non delude mai e che ha quasi il ruolo di una garanzia. Malgrado il brano sia piuttosto monotono per essere un singolo di lancio, ha comunque dei dettagli non da poco, come le melodie create ad hoc di Clint Lowery che danno maggiore profondità ad una base sostanzialmente statica. “Memory”, al primo posto nella tracklist dell’album, è un intro acustico molto piacevole e ben studiato che crea un perfetto contrasto con la successiva “Faithless”, tutt’altro che soft. Con un riff poco spedito ma comunque molto potente, la voce di Witherspoon che viene fuori in tutta la sua versatilità e un ritornello che fa presa, “Faithless” dimostra di essere un ottimo pezzo con tutte le carte in regola per fare breccia nell’ascoltatore. A differenza di “Decay”, in “Faithless” c’è passione, violenza, pathos, carica e una commistione perfetta tra tutti gli elementi, una vera bomba ad orologeria che incuriosisce e stimola chi ascolta a proseguire. Notevole anche la parte in growl, che aggiunge un bel tocco metal . “Till Death”, con un intro quasi trash, prosegue con violenza e tenacia gli input del brano precedente. Pestata, aggressiva e con un gioco di voci che si alternano fra il melodico e il grawl, “Till Death” è una canzone da pogo assolutamente da approfondire e riproporre live. Qualche traccia più in là fa capolino la titletrack “Black Out The Sun”, molto melodica e i cui punti di forza sono gli assoli, che danno forza e carattere al brano. Proseguendo con l’ascolto si giunge a “Got A Feeling”, una ballad poco sfruttata ed eccessivamente lenta. La melodia ha una base interessante che però risulta essere incompleta, lasciata a metà e che non esprime sufficientemente carattere. Se non fosse per la presenza di Witherspoon definirei “Got A Felling” noiosa e ridondante, ma per fortuna, anche se non in toto, ci pensa la sua voce ad esprimere ciò che la musica non riesce a fare. “Murder Bar”, riprendendo il filone seguito nell’album, conclude in maniera accattivante “Black Out The Sun” aggiudicandosi il premio, se così si può definire, per miglior traccia. In “Murder Bar” ci sono i cori giusti, tanto sperimentalismo, nuove sonorità e la chitarra risulta essere protagonista senza soffocare la melodia. Ottima la scelta di concludere il brano “non concludendolo”, lasciando così modo all’ascoltatore di fantasticare e fornire un proprio finale immaginario.

In linea di massima questo nuovo album dei Sevendust può essere definito un buon lavoro. Ben strutturato e sicuramente ben studiato negli arrangiamenti e nei suoni. Visto più da vicino rivela alcune pecche, per alcune tracce anche troppe, che rovinano il lavoro che sta dietro all’album. Il materiale è molto interessante, ma un maggior approfondimento avrebbe sicuramente dato risultati migliori.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Asylum

Anno: 2013

Tracklist:

01. Memory

02. Faithless

03. Till Death

o4. Mountain

05. Cold As War

06. Black Out The Sun

07. Nobody Wants It

08. Dead Roses

09. Decay

10. Dark AM

11. Picture Perfect

12. Got A Felling

13. Murder Bar


Sito Web: www.sevendust.com

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