Andre Andersen – Recensione: Black On Black

Rientra in veste solista il mastermind dei Royal Hunt. Alla sua corte un ripigliato Ian Parry a dar voce alle composizioni, per il seguito di ‘Changing Skin’. Si tratta di canonico metal neoclassico, meno ficcante rispetto alla raccolta precedente, sicuramente meno interessante di quanto i Roayl Hunt ci abbiano consegnato in questo stesso anno. Onestamente è difficile rendersi conto dell’utilità di un disco come questo, perso nei rigidi schemi di composizioni sfruttate anche oltre misura da miriadi di artisti. La lirica ‘Desperate Times’ può fare la gioia di tutti i conservatori che attendono nuove prodezze sinfo-classiche, ma la noia nel rimanente corso del disco non è dietro l’angolo, rivendica piuttosto il pesante ruolo di protagonista. C’è, stavolta, troppo Malmsteenianesimo, sicuramente meno compattezza ed originalità rispetto alle eccellenti prove del medesimo Andersen come guida di Royal Hunt ed un’accoppiata come ‘Coming Home’ e ‘Sail Away’ che paiono uscite dalla stessa “pasta” addirittura sembrando a volte la medesima canzone. Insomma, alla fine non è il neoclassico a stonare, bensì la scialba resa dell’amalgama. Da segnalare tuttavia una prova convincente di Parry, a differenza dello scempio perpetrato ai danni del più recente Elegy. Un disco per i completisti delle band del tastierista e del cantante. Gli altri si astengano pure.

Voto recensore
4
Etichetta: Frontiers

Anno: 2002

Tracklist:

Tracklist: Coming Home / Tell Me Why / Arena / Desperate Times / Life / Black On Black / Eclipse / Sail Away / Piece Of My Heart


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