Black Mountain – Recensione: IV

Dopo sei anni dal precedente “Wilderness Heart” [questa la nostra recensione], la colonna sonora “Year One“, e diversi side project che hanno coinvolto gran part dei componenti del gruppo, fanno il loro ritorno i canadesi Black Mountain con il loro quarto album in studio intitolato semplicemente “IV“. La ricerca sonora della band, che muove da sonorità rock psichedeliche dalla matrice heavy, continua in una progressione costante che li conduce verso lidi ancora più progressivi, atmosfere spaziali, e un mood oscuro più marcato rispetto le precedenti composizioni.

Un riff potente e marcio introduce l’opener “Mothers Of The Sun“, brano che sfora gli otto minuti di durata e caratterizzato da un andamento lento e ipnotico nella prima fase, con il cantato di Amber Webber simile a quello di una sirena abile nell’ammaliarci e portarci in questo viaggio siderale. Una caratteristica del songwriting del quintetto canadese che segna questo album è la capacità di costruire brani lunghi e articolati che nonostante l’importante minutaggio (dieci brani per circa un’ora di musica) riescono a risultare mai banali. Più diretta e graffiante risulta la successiva “Florian Saucer Attack“: anche un brano semplice nella costruzione come questo nasconde dietro un riff rock incisivo un grande lavoro ai synth e alla sezione ritmica che permettono all’ascoltatore di godere di un brano con più livelli di lettura. “Defector” rallenta e torna protagonista la voce e la chitarra, quasi bluesy, di Stephen McBean. La parte centrale del disco contiene la summa di tutto quanto contenuto in questo disco: “You Can Dream” è un brano statico, dall’incidere lento, da drone music; la successiva “Constellations” è un brano roccioso dove, dietro allo splendido riff di McBean, si ergono le tastiere di Jeremy Schimdt; Line Them All Up” è una ballad folk acustica in cui ancora le tastiere di Schimdt intervengono a disegnare scenari sognanti e introspettivi.

(Over And Over) The Chain” dà il via al trittico conclusivo di “IV“: persi nel vuoto e freddo spazio siderale verremo riportati alla realtà da un rifframa e una sezione ritmica tambureggiante, tribale, circolare, prima di tornare a perderci nei synth posti in chiusura del brano. “Crucify Me” è il secondo, splendido, brano acustico che ci conduce a “Space To Bakersfield“. La quintessenza dei Black Mountain, le influenze di band come Pink Floyd, Led Zeppelin, Black Sabbath filtrate dalla sensibilità e capacità di un gruppo di ragazzi che ci regalano una suite di oltre nove minuti in cui emergono le diverse sfaccettature di un sound superbo.     

Giunti alla fine di questo “IV” ci sono pochi dubbi: la sensazione è di trovarci di fronte al disco più maturo e riuscito dei Black Mountain, figlio di una crescita continua che ha portato il quintetto canadese a toccare vertici compositivi di grande qualità e indubbio valore. La sfida più ardua arriva adesso, e sarà interessante vedere in che direzione i nostri decideranno di sviluppare il loro stupendo percorso.

Black Mountain

Voto recensore
7,5
Etichetta: JagJaguwar

Anno: 2016

Tracklist: 01. Mothers Of The Sun 02. Florian Saucer Attack 03. Defector 04. You Can Dream 05. Constellations 06. Line Them All Up 07. Cemetery Breeding 08. (Over And Over) The Chain 09. Crucify Me 10. Space To Bakersfield
Sito Web: http://www.blackmountainarmy.com/

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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