Gli americani Knives Out! sono una sorta di supergruppo dell’alternative metal, vista la loro line-up composta totalmente da membri di Dog Fashion Disco, PolkaDot Cadaver, Nothingface e HellYeah, ovvero alcune delle formazioni più particolari della scena post 2000 e post nu metal a stelle e strisce. E se il trend relativo a queste sonorità è ormai un lontano ricordo passato, è altrettanto vero che i pochi rimasti a proporre simili sound sono generalmente gli ultimi artisti davvero validi della scena.
Fra questi rientrano a buon diritto anche i musicisti qui coinvolti, conoscendo i quali sarebbe illusorio aspettarsi da “Black Mass Hysteria” un disco lineare e semplicistico, e il loro debutto non smentisce questi presupposti, offrendo nove composizioni schizofreniche e ciclotimiche, basate prima di tutto sull’incessante groove di chitarre (Jasan Stepp e Tom Maxwell ), ma anche su inaspettate aperture melodiche, nella persona di Todd Smith, l’istrionico vocalist di Dog Fashion Disco e PolkaDot Cadaver.
Ascoltare “Black Mass Hysteria” è un po’ come assistere alla proiezione di un violento e crudo film pulp, come per altro suggerisce anche la copertina, e il senso di isteria e instabilità mentale evocato dal titolo è ben presente in ognuno di questi brani, mutevoli e frenetici.
Di per se questo supergruppo non offre soluzioni particolarmente originali, lavorando nel solco già calcato da realtà come Mudvayne, Tomahawk (“Hysteria”), oppure anche gli stessi Dog Fashion Disco (“Blood Everywhere”, “The First Time I Discovered A Dead Body”), ma sono l’attitudine e la convinzione che emergono e colpiscono, dotando l’album di un buon tiro, che non conosce momenti di tregua.
Forti di una produzione potente e cristallina, i Knives Out! picchiano duro sui loro strumenti, caricando le malsane lyrics di Smith, in bilico fra auto-ironia e disturbo mentale, di una potenza di fuoco raramente conosciuta nelle rispettive band madri (l’opener “Hide In The Sky” è piuttosto chiara a rigardo).
L’esperienza d’ascolto è in massima parte piacevole e ben calibrata, anche se avrebbe giovato alla band l’inserimento di quale frangente melodico in più, tanto per bilanciare meglio il corposo comparto metallico, e far emergere, tramite il lavoro di arrangiamento, le ottime doti artistiche possedute, qui abbastanza sacrificate sull’altare della violenza sonora. Sfumature a parte, un ottimo debutto su tutta la linea.
Fuori i coltelli!













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