Beseech – Recensione: Black Emotions

Avete presente i Paradise Lost, quelli che fino a 4 o 5 anni fa sembravano destinati a trasformarsi nei nuovi dominatori della scena metal e hanno finito per trasformarsi in un band di dark elettronico sulla scia dei Depeche Mode (ottenendo tra l’altro buoni risultati)? Ecco, prendete i loro riff più melodici (tipo quelli dell’ottimo ‘One Second ad esempio) e le loro atmosfere malinconiche, aggiungete una spruzzata di new wave à la Sisters Of Mercy e The Mission, completate il tutto con qualche riferimento ai Tiamat di ‘A Deeper Kind Of Slumber’ e ‘Wildhoney’, shakerate bene et voilà! Avrete un’idea di come suonano gli svedesi Beseech. Siamo quindi di fronte ad una band che non ha la minima intenzione di proporre musica innovativa a tutti i costi, che non nasconde le sue fonti di ispirazione, ma le rielabora, le amalgama, le rilegge aggiungendo anche qualche spunto personale (come ad esempio l’uso dell’elettronico, mai invadente, ma di grande impatto a livello di arrangiamenti) ottenendo risultati lusinghieri. I brani di ‘Black Emotions’ sono tutti di pregevole fattura, ben costruiti ed evocativi: dalla suadente opener ‘Manmade Dreams’, passando per ‘Firewalk’ (dotata di un refrain di grande impatto), fino a ‘Wounded’ (che ricorda molto i Cemetary 1213 di Mathias Lodmalm) e alla title track conclusiva, una strumentale di tastiere evocativa ed affascinante. Pur non trattandosi certo di un capolavoro siamo di fronte ad un album onesto, di buona fattura e curato fin nei piccoli dettagli, decisamente superiore a molte altre uscite ben più blasonate del genere. Da tenere d’occhio.

Voto recensore
7
Etichetta: Pavement/Audioglobe

Anno: 2000

Tracklist:

Tracklist: Manmade Dreams / Firewalk / Little Demonchild / Ghoststory / Neon Ocean / Lunar Eclipse / Velvet Erotica / Universe / Wounded / Black Emotions


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