Black Crown Initiate – Recensioni: Selves We Cannot Forgive

Già autori di un mini e di un album di ottima fattura gli americani Black Crown Initiate arrivano alla prova del secondo disco su lunga distanza carichi di una certa quantità di aspettative. Una responsabilità che la band pare reggere con scioltezza, andando ancora un passo avanti in quel lento processo cambiamento che si era già evidenziato dal mini al primi album.

La musica del gruppo diventa infatti ancora più stratificata e complessa, continuando comunque ad incorporare elementi cari al death metal progressivo (diciamo che gli Opeth questi li hanno sentiti) e altre influenze che vanno dal post rock moderno, al deathcore più variegato e dall’incedere vicino allo sludge/doom in più di un momento. Un brodo dal quale i Black Crown Initiate estraggono canzoni che non mancano di personalità e che per questo riescono nell’ardua impresa di far risaltare la proposta della band in un marasma di uscite che ben poco si differenziano l’una dall’altra.

La prima cosa che ci piace del gruppo è che non intende seguire uno schema base nella struttura dei brani, ma si concentrano sulla resa dei singoli momenti, portando così alla realizzazione di canzoni diverse e capaci di tenere alta la tensione.

For Red Cloud” è ad esempio brutale, cupa e prende direttamente alla gola, con pochissima concessione alla melodia. “Sorrowspsalm” è invece più strisciante e incisiva nelle parti in clean vocals, mentre “Again” sfocia quasi nel prog rock, solo occasionalmente brutalizzato da infiltrazioni più aggressive, ribaltando la proporzione a cui ci stavamo abituando.

La successiva “Belie The Machine” si presenta ancora più elaborata, con i suoi quasi nove minuti di riff enormi, passaggi acustici, growl profonde e parti pulite vicine al prog contemporaneo. Una canzone affascinante e ricca di atmosfera che azzecca tutto per non risultare troppo indigeribile, senza perdere l’impatto che rimane una delle caratteristiche principali di una proposta in cui non vediamo mai sfoggio scolastico di tecnica e complessità.

Nonostante una maturazione che vede il gruppo alle prese con materiale più introspettivo, e quindi meno diretto, rispetto alle prime uscite, anche canzoni come la title track o “Transmit To Disconnect” godono di tutta la forza espressiva necessaria a colpire fin dal primo ascolto. L’accostamento di aggressività, tecnica e atmosfere malinconiche rimane il centro di tutto il lavoro di composizione (ben riscontrabile anche in “Matriarch”), ma alla lunga si ha grande difficoltà ad inserire i Black Crown Initiate in un filone ben preciso. Un merito che mette “Selves We Cannot Forgive” nella condizione di dimostrarsi un disco valido e interessante, prodotto da una band che ha qualcosa da dire in più della media.

black crown initiate - selves we cannot forgive

Voto recensore
7,5
Etichetta: Entertainment One

Anno: 2016

Tracklist: 01. For Red Cloud 02. Sorrowpsalm 03. Again 04. Belie The Machine 05. Selves We Cannot Forgive 06. Transmit To Disconnect 07. Matriarch 08. Vicious Lives
Sito Web: https://www.facebook.com/BlackCrownInitiate

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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