Black Breath – Recensione: Slaves Beyond Death

Dopo un’assenza lunga tre anni tornano gli americani Black Breath con il loro terzo full-lenght intitolato “Slaves Beyond Death” distribuito dalla Southern Lord Recordings. Nei loro precedenti dischi il sound della band era caratterizzato da una forte attitudine Hardcore (“Heavy Breathing”) e uno stile Death N’ Roll cristallizzato in album come “Wolverine Blues” dagli Entombed. Il precedente ottimo “Sentenced To Life” proseguiva in questo solco permettendo ai Black Breath di crearsi una propria identità musicale all’interno del panorama musicale contemporaneo.

Ma i ragazzi non sono stati certo a guardare e, non contenti, hanno deciso di evolvere il proprio songwriting e offrirci una prova più matura, più variegata decisamente più interessante. Restando fedeli al Death Metal di matrice svedese, che oltre agli Entombed vede anche nei Dismember i numi tutelari della band, i nostri si lanciano in composizioni articolate, in cui i brani si dilatano sfiorando una media di circa sei minuti, e si arricchiscono di un mood oscuro. Basta ascoltare l’opener “Pleasure, Pain, Disease” per rendersi conto dell’effettiva evoluzione della band. Torniamo ai primi anni novanta, torniamo alle atmosfere crepuscolari che si respiravano in “Left Path Hand”. Riff old-school, il cantato di Neil McAdams che spazia dal growl allo scream restando sempre espressivo. La title-track è possente, parte con un incidere lento, malato, per poi accelerare all’improvviso e finire in crescendo. Tutto si ferma, gli strumenti tacciono e c’è solo la chitarra nella intro di “Seed Of Cain”. L’atmosfera sognante, però, viene spezzata subito, e un riff estremamente melodico e violento ci conduce in questo brano che risulta uno dei migliori dell’intero album.

A questo punto non possiamo non citare Eric Wallace e Mark Palm, chitarristi della band, che hanno prodotto una quantità incredibili riff efficaci, evocativi, espressivi. E questa è la forza dei Black Breath oggi. Riuscire a suonare Death senza per forza essere grezzi e brutali ma mantenendo un approccio alla composizione e all’esecuzione ragionato e funzionale. Il resto dei brani mantiene queste caratteristiche, con “A Place Of Insane Cruelty” ed i suoi tamburi di guerra e “Burning Hate” dal mood Hardcore ad elevarsi rispetto la media. La chiusura del disco è affidato ad un perla che risponde al nome di “Chains Of The Afterlife”, brano strumentale che rappresenta un omaggio a brani come “The Call Of Ktulu” o “Orions” dei Metallica.

In chiusura, “Slaves Beyond Death” è un’ottima prova di maturità da parte della band che supera questa prova in maniera convincente, brava nell’aggiungere ulteriori sfumature alla propria proposta senza ripetere quanto già di buono fatto sentire nelle prove precedenti.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Southern Lord

Anno: 2015

Tracklist:

1. Pleasure, Pain, Disease
2. Slaves Beyond Death
3. Reaping Flesh
4. Seed Of Cain
5. Arc Of Violence
6. A Place Of Insane Brutality
7. Burning Hate
8. Chains Of The Afterlife


Sito Web: http://blackbreath.com/

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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