Gemini Five – Recensione: Black Anthem

La prima reazione è quella di rimanere spiazzati. Che fine hanno fatto i vecchi Gemini Five? Certo, vecchi per modo di dire, data la breve carriera alle loro spalle, ma pur sempre identificabili in larga parte all’interno dell’ondata scan rock. E invece ‘Black Anthem’ si colora soprattutto di Stati Uniti, con alcune influenze insospettabili che vengono alle luce: la ballad ‘Heaven Come Undone’, tanto per fare un esempio palese, sembra provenire dai territori in cui si muoveva Scott Weiland con i suoi Stone Temple Pilots. Altri input arrivano dall’industrial più leggero e dalla dark, oltre che dagli amati anni Ottanta (i Gemini Five avevano ottenuto il loro primo successo commerciale – anche se relativo – con la cover di ‘You Spin Me Round’). Ovviamente la cosa può essere letta come un tradimento delle sonorità con cui si sono fatti conoscere e al tempo stesso come prova della precoce volontà di rinnovarsi e della grande vitalità della scena scandinava.

Per questo motivo, oltre che per l’altalenante qualità dei pezzi inclusi, ‘Black Anthem’ è un album riuscito a metà, il classico lavoro di transizione verso qualcosa che non è ancora perfettamente chiaro. L’elemento dominante e filo conduttore del lavoro è il colore del titolo, un nero che permea le composizioni della prima parte dell’album, eccezion fatta per la catchy ‘Bring On The Monkey’, per poi stemperarsi a partire da ‘Insane Is Sane’, con i pezzi nel finale che si avvicinano in qualche modo al recente passato di ‘Babylon Rockets’. Alla fine sono più ombre che luci: la prima parte potrebbe essere interessante, ma è rovinata da produzione e missaggio che restituiscono un suono impastato e confuso. La seconda, pur essendo meno lontana dal genere in cui i Gemini Five si sono affermati, è povera di sussulti, limitandosi ad esibire una serie di pezzi che potrebbero essere definiti semplicemente "carini", ma nulla più. L’unica menzione da fare è per le darkeggianti ‘Black Anthem’ e ‘Silent Night’, brani che funzionano ottimamente e che dimostrano quanto la band potrebbe far bene anche al di fuori delle coordinate su cui ha cominciato a muoversi. Vanno citati altrettanti episodi negativi come ‘Making Love Song’, con una voce femminile di raro cattivo gusto, e l’insulsa ‘When The Body Speaks’, inspiegabilmente scelta come singolo.

Alla fine la soddisfazione non è completa, né lo è la comprensione di un percorso musicale che forse è troppo presto per giudicare. Staremo a vedere.

Voto recensore
5
Etichetta: Wild Kingdom/Audioglobe

Anno: 2005

Tracklist: 01. Babylon K:A:O:S
02. Flesh For Fantasy
03. When The Body Speaks
04. Bring On The Monkey
05. Heaven Come Undone
06. You Lead Me To Madness
07. Black:Anthem
08. Making Love Song
09. Insane Is Sane
10. Second II None
11. Love Venus
12. Sinners Parade
13. Silent Night

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