Billy Sherwood – Recensione: Citizen: In The Next Life

Billy Sherwood non è artista abituato a rimanere a braccia conserte! Lo dimostra questa seconda parte del concept Citizen, “In The Next Life”, che segue a distanza relativamente breve i ritorni di World Trade e Circa… il tutto nonostante l’impegno ingombrante con Yes e Asia.

Come sottolineato in occasione della rece della prima parte “il polistrumentista americano continua a muoversi tra prog, melodie hard rock e arrangiamenti dal taglio moderno con il gusto tipico dei compositori di alto lignaggio”.

Continua infatti il viaggio dell’anima errante del protagonista chiamato appunto “The Citizen” con la groovy “The Partisan”, con riferimenti che fanno chiaramente capo allo stile classico degli Yes; impersonificandosi in svariati personaggi storici di prima importanza come Hitler, Monet, Hawking o Cristoforo Colombo il viaggio viene accompagnato da arrangiamenti pregni di classe e una discreta eterogeneità di proposta (con una preponderanza di pezzi dall’andamento medio/lento).

A differenza della lunghissima lista di ospiti presenti nella prima parte questa volta Sherwood ha scelto di fare tutto da solo… ma il risultato è equamente valido: “We Shall Ride Again” e “Via Hawking” hanno la classe e la tecnica di band come Toto o i Rush anni ‘80 nonostante sonorità al limite del pop.

“By Design” si segnala per un originale solo di sitar anche se il leitmotiv di tutto l’album sono il basso pulsante e “skilled” nonché la voce eterea di Sherwood, artista un po’ fuori dal tempo ma vettore ideale per il suo concetto di arte. “Mata Hari” è forse il pezzo più rappresentativo proprio di quanto appena affermato con un lavoro ritmico ed una sapienza melodica oltre la media.

Etichetta: Frontiers

Anno: 2019

Tracklist: 01. The Partisan 02. Sophia 03. Monet 04. Skywriter 05. We Shall Ride Again 06. Via Hawking 07. By Design 08. Sailing The Seas 09. Mata Hari 10. Hold Quite
Sito Web: https://www.facebook.com/BillySherwoodMusic/

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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