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Billy Idol – Recensione: Rebel Yell

Il termine recensione non può adattarsi in nessun modo ad un album come “Rebel Yell” di Billy Idol: qui non c’è niente da recensire, per cui non aspettatevi giudizi o sentenze di nessun tipo.
Di fronte a dischi che, come questo, hanno fatto la loro parte nello scrivere la storia della musica, non si può recensire, si deve raccontare.

Agli albori degli anni ’80, un platinatissimo Billy Idol dava alle stampe il suo secondo disco dal titolo “Rebel Yell”, accompagnato dal fidato chitarrista Steve Stevens, e forse neppure lui si sarebbe mai aspettato che un paio di quei brani sarebbero passati alla storia della musica.

L’atmosfera, i motivetti, le tastiere, tutto urla pop rock patinato, ma il grande valore dell’album sta nella capacità di inserire quegli elementi rockeggianti e spregiudicati che hanno fatto la fortuna di brani come la leggendaria title track.
Nel corso degli anni, “Rebel Yell” è stata coverizzata da moltissimi artisti, eppure nessuno è mai riuscito davvero a far dimenticare l’originale, e forse va bene così. Il pezzo è un inno alla voglia di scatenarsi e rompere le regole tipica del punk, ma lo fa con una carica pop straordinariamente azzeccata, sempre sulla sottile linea di confine con l’hard rock. Difficile descrivere cosa scatta nella testa di un qualunque ascoltatore che senta quel “in the midnight hours/ she cried more more more”, che riesce a primeggiare su qualunque altro pezzo della release.

Sì, anche su “Eyes Without A Face”, per quanto anche questa ballad meriti una menzione speciale, non foss’altro che per la sua inequivocabile intro seducentemente sonnacchiosa.
Ma il disco contiene vere e proprie perle da scoprire, come la super glam “Blue Highway”, con il suo urletto iniziale e il ritornello trascinante. O i sintetizzatori di “Catch My Fall”, che culminano nel ritmo jazz del ritornello, dominato dallo splendido suono del sax di Mars Williams.
Per arrivare fino alla conclusiva ballad “The Dead Next Door”, dal sapore ovattato che più 80s non si può.

Ci sono artisti che passano la vita ad inseguire l’album della svolta: Billy Idol ha azzeccato la combinazione perfetta già al secondo disco, forte della collaborazione con nomi di altissima caratura (Steve Stevens in primis), ma anche di un carisma e un sex appeal non indifferenti.
Il primo mattone era già stato posto con “White Wedding”, mega hit dell’omonimo disco d’esordio. Ma questa, si sa, è un’altra storia.

Voto recensore
-
Etichetta: Chrysalis

Anno: 1983

Tracklist: Tracklist - 01.Rebel Yell 02.Daytime Drama 04.Blue Highway 05.Flesh for Fantasy 06.Catch My Fall 08.(Do Not) Stand in the Shadows 09.The Dead Next Door

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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