Recensione: Between The Light

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Recensione: Between The Light

Anomalie

Track Listing

01.  Blinded

02.  Not Like Others

03.  Tales Of A Dead City

04.  Oxymora

05.  Recall To Life

06.  Hurt

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Gli Anomalie sono il progetto personale del musicista austriaco Marrok, già in forza in compagini di black metal moderno e introspettivo quali Selbstentleibung e Harakiri For The Sky oltre che negli epici e grezzi Tulsadoom. La one man band si origina nel 2011 quando il master mind avverte l’esigenza di raccogliere in un differente contenitore tutte quelle canzoni che per svariati motivi non sarebbero potute comparire su di un lavoro degli altri gruppi ed ecco la decisione di dare alle stampe questo “Between The Light”, che vede la luce sotto l’egida di Art Of Propaganda.

L’album è annoverabile nel bacino di quell’ibrido musicale a cavallo tra black metal e post rock, trovando punti di continuità, oltre che nei già citati Harakiri For The Sky, in ensemble ben noti agli appassionati come Fen, Lantlos, Hereitor e Lifelover. Non mancano nemmeno lievi riferimenti al lato più squisitamente depressive dei Katatonia, peraltro citati dal nostro come fonte di influenza. “Blinded” mostra immediatamente la natura del platter, ovvero un black atmosferico legato alla tradizione, glaciale, introspettivo e interessato da un’anima melodica fredda e distante che nel caso si sublima in un break centrale fatto di passaggi morbidi ed enfatici che ci culleranno attraverso una melodia sognante.

L’efficacia delle melodie portanti è proprio il fulcro centrale di “Between The Light”, un disco muscolare ma che non rinuncia ad essere garbato. Lo notiamo in “Tales Of A Dead City”, dall’incipit veloce e legato ai canoni classici del genere, ma che ben presto mostra la sua natura cangiante attenuandosi lungo gli arpeggi mentre una voce femminile accompagna il master mind nell’esplorazione dei turbamenti interiori, l’argomento a cui il lavoro si direbbe legato.

“Recall To Life” parte invece con delle delicate tastiere, presto si fa ruvida e sostenuta per poi chiudere il cerchio rallentando nel finale, dove entrano dei cori distanti. Una malinconica rilettura di “Hurt” dei Nine Inch Nails chiude un esordio positivo e interessante al quale non mancano piccole ingenuità (da vedersi ad esempio in momenti fin troppo aspri nelle parti squisitamente black) ma nemmeno buone idee e la naturale propensione a comporre brani carichi di fascino.

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