Bethlehem – Recensione: Bethlehem

Quando un album porta il nome della band che lo ha composto, di solito rappresenta un traguardo importante. In 25 anni di carriera i Bethlehem non hanno mai fatto mancare una scintilla vitale al loro “suicidal black metal”, ribattezzato dal gruppo “dark metal”, inserendo numerose parti sperimentali a volte attinte da panorami estranei, viiolenza esecutiva e melodie eccentriche.

Jürgen Bartsch torna con una line-up completamente rinnovata. Oltre al leader (basso e tastiere), i Bethlehem contemplano Wolz alla batteria (dai più noti Imperia), Karzov alla chitarra e la vocalist Onielar (Darkened Nocturn Slaughtercult), il cui screaming velenoso e penetrante (in alcuni momenti tralasciato per la voce pulita) contribuisce a rendere questo platter ancora più oscuro e disturbante.

Già, perchè se vogliamo parlare di oscurità, qui dobbiamo riferirci non tanto allo stile musicale, quanto alle atmosfere e alle liriche, alienanti e pessimiste come non mai, distanti e indifferenti esposizioni dei tormenti dell’animo. Ancora una volta l’eclettico Bartsch lascia che la sua creatura graviti intorno a un concetto di musica estrema largamente inteso, senza porsi limiti formali nè permettendo che il disco si affossi lungo un solo canale espressivo.

L’inizio dell’album è affidato a uno speed/black old school che ci porta in mente i prime movers degli anni’80, con l’aggiunta di una vena rock e di riff taglienti ma orecchiabili, come appare chiaro nell’accoppiata Fickselbomber Panzerplauze” e “Kalt’ Ritt In Leicht Faltiger Leere”. A partire da “Kynokephale Freuden Im Sumpfleben” intervengono subdoli rallentamenti, parti di tastiera e la voce si fa lenta, lamentosa, portandosi letteralmente al grido e al pianto per stordire e in qualche modo spaventare l’ascoltatore.

Ai Bethlehem non manca certo un approccio caratteristico. L’album lascia seguire riferimenti a una certa coldwave e all’avanguardia, inserendo il tutto in un contesto aspro e miasmatico. “Gängel Gängel Gang” è una sorta di teatrale cantilena dove la voce di Onielar diventa ipnotica e inquietante, accompagnata dagli strumenti che prima tellurici, confluiscono poi in una melodia drammatica. “Arg Tot Frohlockt Kein Kind” segue e osa ancora di più tra la dissonanza del black e l’eleganza del gotico, mentre la conclusiva “Kein Mampf Mit Kutzenzangen” è un vero esempio di depressive rock moderno, pregiato dai solenni passaggi ealle tastiere e degli effetti elettronici e ancora dalla voce disarticolata di Onielar.

“Bethlehem” è un viaggio all’Inferno, è un fare i conti con noi stessi riflessi da uno specchio deformante. Riuscite a immaginare qualcosa di più doloroso?

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Voto recensore
7,5
Etichetta: Prophecy Productions

Anno: 2016

Tracklist: 01. Fickselbomber Panzerplauze 02. Kalt’ Ritt In Leicht Faltiger Leere 03. Kynokephale Freuden Im Sumpfleben 04. Die Dunkelheit Darbt 05. Gängel Gängel Gang 06. Arg Tot Frohlockt Kein Kind 07. Verderbnisheilung In sterbend’ Mahr 08. Wahn Schmiedet Sarg 09. Verdammnis Straft Gezügeltes Aas 10. Kein Mampf Mit Kutzenzangen
Sito Web: https://www.facebook.com/bethlehemofficial

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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