Bent Knee – Recensione: You Know What They Mean

Il fritto misto alla piemontese non piace a tutti, i motivi vanno dalla pastella all’uso spericolato delle frattaglie, anche se sospetto che croce e delizia di questo piatto sia l’effetto sorpresa, che non ti permette di distinguere il semolino dalle cervella fino a quando non inizi a masticare il boccone. Anche chi ne va pazzo come me, comunque, si trova a fine portata afflitto da un sottile pentimento,  forse solo il presagio di una digestione complicata in arrivo. Nonostante siano giunti al quinto album, i bostoniani Bent Knee non hanno ancora perso una briciola del loro eclettismo musicale, e “You Know What They Mean” è una nuova, gioiosa fiera del quinto quarto, arringata dalla voce potente di Courtney Swain, una vocalist capace di declinare tanto il soft rock di Avril Lavigne quanto la sguaiatezza della Lydia Lunch di “Death Valley ’69“.

Il disco, almeno inizialmente, non va quindi compreso, ma semplicemente gustato: ci sono canzoni pop rock, certo, ma come potrebbero concepirle i Jesus Lizard (“Bone Rage”) o i Melvins (“Lovemenot”), refrain irresistibili che resistono a qualsiasi sabotaggio in fase di registrazione (“Give Us The Gold”, i richiami indie ’90 di “It Happens” e la deliziosa “Hold Me In”), inquietanti nenie infantili adagiate su stomp-blues (“Egg Replacer”), i Sonic Youth più romantici arrangiati dai Sonic Youth più ortodossi (“Garbage Shark”) e persino una (scialba, a dire il vero) ballata lo-fi (“Bird Song”). Non tutto funziona alla perfezione, certo, capita quando si mescolano cosi tanti elementi diversi, ma il contesto generale è più che soddisfacente, anche se si raggiungono vette di eccellenza solo quando la band decide di sviluppare solo poche idee per pezzo, come in “Cradle of Rocks”, che trasuda sensualità Blondie, nel toccante crescendo di “Golden Hour” o nel synth-pop nascosto sotto la maschera rock di “Catch Light” (ennesimo ritornello ben riuscito).

You Know What They Mean” è un disco affascinante ed ispido allo stesso tempo, che riesce ad ammiccare al pop senza mai perdere contatto con le tentazioni avant del gruppo, un album che, almeno per attitudine, ricorda le prove dei Fiery Fournaces o il debutto dei Bluvertigo. Il consiglio in ogni caso è quello di avvicinarsi senza timore o pregiudizi, perché il piatto è ricco e gustoso, pieno di canzoni pronte a conquistarvi, e lavori del genere meritano tutto il tempo che la vostra digestione necessiterà.

Etichetta: Inside Out Music

Anno: 2019

Tracklist: 01. Lansing 02. Bone Rage 03. Give Us The Gold 04. Hold Me In 05. Egg Replacer 06. Cradle Of Rocks 07. Lovell 08. Lovemenot 09. Bird Song 10. Catch Light 11. Garbage Shark 12. Golden Hour 13. It Happens
Sito Web: https://www.bentkneemusic.com/

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