Belenos – Recensione: Argoat

Album numero otto di Belenos, principale progetto solista di Loïc Cellier che, a differenza di Asyndess, ha avuto continuità nel tempo. Una chicca per gli amanti del black metal in chiavi minori con ritmiche veloci e catartiche, registrazioni dall’estetica indie lanciate da Burzum e le possenti ritmiche con blast-beat degli Immortal. Il progetto partì da lavori tanto pieni di passione quanto derivativi (“Errances Oniriques”, “Spicilège”), per poi aggiungere più riferimenti al doom, al classic e al progressive metal senza snaturare eccessivamente la proposta iniziale. Col tempo, la produzione dei suoi  album si è fatta più stratificata e digitale, culminando con “Yen sonn gardis”, il quale segnalava anche l’inizio dell’uso della lingua bretone nella scrittura dei testi: possibili influenze da Enslaved e Helheim?

Argoat” non presenta nessuno stravolgimento della regola o del songwriting di Cellier: le influenze continuano ad essere più o meno le stesse, anche se ormai qualsiasi traccia dello spirito libero e amatoriale di un tempo è sparita. L’aspetto che più penalizza l’album è la produzione, con una batteria piena di armonici, dal suono innaturale e preponderante, e le tracce vocali troppo alte e spesso inserite a multi-traccia. A livello compositivo, non c’è molta varietà: la maggior parte delle canzoni alternano possenti blast-beat con ritmi più lenti in doppia cassa, scream e sezioni corali, ma la produzione del disco rende il tutto un po’ caotico e scoraggia l’ascolto, specialmente durante i momenti più intensi, dove il suono della strumentazione satura gli arrangiamenti. Il suono delle chitarre è pesantemente distorto, ma messo in background più come una soundscape che per completare la musicalità delle canzoni. Per questo, è molto difficile selezionare i brani che coinvolgono di più: “Karvden” si basa maggiormente su giri in Si minore, “Huelgoat” include sezioni più lente con arpeggi aperti molto efficaci, mentre “Steuziadur” è quello con più dissonanze e idee meno convenzionali nel disco. La traccia finale è un mero outro.

Belenos è un progetto ottimo, ma come tutti quelli longevi, viene il tempo della freschezza e dell’ispirazione e quello del mestiere con occasionali errori durante l’assemblaggio, cosa che “Argoat” effettivamente è: un disco black psichedelico normalissimo, che suona abbastanza stantio per la ripetizione di melodie, e ancora più povero per colpa della produzione non eccezionale. Siccome il progetto di Cellier viene citato positivamente per i  pochi concerti tenuti in Europa, si spera che prosegua almeno in quel frangente.

Etichetta: Northern Silence Productions

Anno: 2019

Tracklist: 01. Karvden 02. Bleizkne 03. Argoat 04. Nozweler 05. Huelgoat 06. Dishualder 07. Duadenn 08. Steuziadur 09. Arvestal

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