Baro Prog-Jets – Recensione: Utopie

Verso la metà degli anni 70 Baro (al secolo Alberto Molesini), fin dalla sua adolescenzi, inizia ad assorbire la musica ascoltata dal fratello maggiore Gianguido, tastierista: Genesis, King Crimson, Yes, Pink Floyd, ELP, Frank Zappa, e poi gli Yes dell’adorato Chris Squire, che lo porta a dedicarsi al basso elettrico, oltre che alla voce, e successivamente a tastiere e chitarra.

Baro è un polistrumentista e compositore vulcanico che si è dedicato a band e stili musicali molti diversi tra loro, a partire nel 1978 dal quintetto La Sintesi, che proseguirà la sua avventura progressive fino alla fine degli anni 80, consentendo ad Alberto di lavorare ad alcuni concept album come il fantascientifico “Lucillo & Giada” nel 1980, e “Topic Würlenio” nel 1983.

Dopo essersi sposato, nel 1991, insieme ad altri tre ex de La Sintesi, nascono i Fratelli Brothers, una cover band che, con circa 300 serate nell’arco di una decina d’anni sarà l’impegno musicale principale di Baro e dei suoi amici e compagni. Solo nel 2004, Molesini torna ad elaborare idee ispirate a Yes e Genesis, cominciando a concepire i cinque capitoli della sua nuova opera “Utopie”, e registrando alcuni demo.

Nel frattempo, Baro si unisce ai solidi progsters veronesi Marygold, con cui realizza il loro secondo disco “One Light Year” nel 2017, per poi lasciare il gruppo, e grazie ad una nuova amicizia con Gianni Della Cioppa ed Andromeda Relix, decidere di tornare a lavorare professionalmente sul vecchio materiale mai finito e pubblicato.

Esce così nel 2019 un cofanetto contenente sia “Lucillo & Giada” che “Topic Würlenio”, che viene ben accolto e spiana la strada per il terzo dei “Prog-Jets” di Alberto Molesini, il già nominato “Utopie”, concept che racconta di forme di convivenza nate dalla violenza o dall’inganno che non mantengono le loro promesse. Il tutto viene accompagnato da una copertina sognante e ben curata, e da un booklet interno che contiene sia i testi che la storia raccontata nei cinque capitoli.

In realtà, il tutto parte con la breve “Non Sento!” scritta nel 1986 per La Sintesi e suonata anche in questo caso insieme agli ex membri della band, che suona più diretta, quasi immediata. Gli altri quattro tasselli (per circa 45 minuti di musica) sono decisamente più articolati e stratificati, suonati dalla “piovra” Baro a tutti gli strumenti (con qualche sporadica ospitata), coadiuvato da Gigi Murari alla batteria, e con lo stesso Molesini alla voce ed armonie corali, in questo caso usando l’idioma inglese.

“Utopie” suona come una grande festa progressive rock, che parte dai miti storici degli anni settanta, parliamo di Yes, Genesis, Gentle Giant, ma anche PFM e Le Orme, ma riesce a non suonare mai datata, noiosa o come un inutile dimostrazione di sterile tecnica strumentale. La passione e l’intensità, che potremmo semplicemente chiamare “cuore”, sono sempre presenti nei solchi dell’album, per un lavoro assolutamente degno di competere oggi con i migliori assi del genere, come The Flower Kings e Transatlantic. Baro si dimostra una volta ancora un artista con una classe e gusto sopraffini, illuminato da una frenesia creativa che lo porterà presto a darci nuovi Prog-Jets, sempre sorprendenti e nuovi.

Etichetta: Andromeda Relix

Anno: 2021

Tracklist: 1.Non sento 2.Utopia 3.Phase I 4.Phase II 5.Runaways
Sito Web: http://www.baroprog.it/

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Baro

    Ringrazio Antonino che ho il piacere di conoscere attraverso questa approfondita ed entusiasta recensione. L’accostamento ai mostri sacri del genere, unito alle considerazioni su cuore, classe e gusto sono una grande conferma e impulso per smuovere la creatività di questo umile artista.

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