Ascoltando gli Hellyeah non ci si può che chiedere se nel 2012 sia ancora plausibile impostare il sound di una band solo ed esclusivamente sul groove e sulla potenza degli accordi ribassati. Forse si, avendo a disposizione una sequenza di brani macinassasi e un lavoro ritmico furioso e frastornante, ma un album come “Band Of Borthers” ci appare in gran parte un monolite dalla prevedibilità assoluta che si gioca tutto solo sull’immediatezza d’effetto di certi standard e conseguentemente esaurisce il proprio appeal molto velocemente.
In teoria potrebbe anche funzionare, almeno a tratti, ma le vocals di Chad Gray non sono però tutta questa gran cosa (basta sentire come viene massacrata una song anche discreta in stile Pantera come “Band Of Brothers”) e ci pare sinceramente che neanche i brani si reggano su una combinazione di riff/ritmica/armonia tanto spesso azzeccata.
L’ossatura rimane infatti quasi sempre legata a riff stereotipati fino alla nausea e la resa ancora ferma al più canonico e ripetitivo groove metal anni novanta. Si vira verso la melodia di rado, come nella linea vocale di “Bigger God” o nella quasi ballad “Between You And Nowhere”, ma anche qui si tratta di passaggi molto scontati e i limiti di Gray ci sembrano ancora più evidenti.
Riusciamo a salvare solo qualche brano: la leggermente più varia “Rage-Burn”, la pimpante e meno prevedibile “Call It Like I See It” o la cattiva “What It Takes To Be”. Ma anche sforzandosi il resto della scaletta scivola via del tutto anonima e non resta che l’idea di aver ascoltato un disco confezionato da un gruppo di amici che si raduna in sala prove per fare un po’ di casino e bere birra.
Francamente leggendo i nomi coinvolti nel progetto ci sarebbe da aspettarsi qualcosa di più… o forse no…











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