Banco del Mutuo Soccorso – Recensione: Transiberiana

Da una leggenda come i Banco del Mutuo Soccorso, è facile farsi troppe aspettative. Il gruppo, noto in ambito internazionale (ma soprattutto nazionale) per essere una delle punte di diamante del progressive rock italiano, ha pubblicato lavori storici negli anni 70 che citavano in egual misura la musica sinfonica, il contemporaneo rock stravagante di Gentle Giant, Emerson, Lake & Palmer e, perché no, un pizzico di distorsione in stile Black Sabbath. Dopo aver pubblicato una serie di album riconosciuti come capolavori e acclamati anche all’estero e lo spartiacque orchestrale …di terra, il gruppo, privato della propria fanbase a favore dell’ascesa del punk, cominciò a pubblicare album molto più semplici e in stile pop italiano, con tanto di ritmiche robotiche in 4/4 e partiture di tastiera meno virtuosistiche. Il gruppo mantenne la stessa fama di culto anche nelle decadi seguenti, grazie a tournée in giro per il mondo (soprattutto in Giappone) in cui il gruppo suonò molti pezzi dai loro primi album, i favoriti fra i loro fan.

Le premesse che accompagnano il nuovo album del gruppo, “Transiberiana“, non sono per niente incoraggianti, per vari motivi: primo, la morte di due membri storici, il cantante Francesco di Giacomo (avvenuta mentre si svolgeva il Festival  di Sanremo nel 2014 per un incidente stradale), il chitarrista Rodolfo Maltese (nel 2015, in seguito a una non specificata malattia) e quella scampata del tastierista Vittorio Nocenzi (ricoverato d’urgenza per un’emorragia cerebrale lo stesso anno); secondo, i continui cambi di formazione durante i tour che portarono il gruppo, per un anno, ad usare il chitarrista di Vasco Rossi Maurizio Solieri (e già basterebbe il nome “Vasco” per storcere il naso a gran parte degli ascoltatori non casuali, i quali da un po’ di tempo stanno usando l’odiato termine “cover band”); terzo, il fatto  che la cover di Transiberiana sia un planisfero inserito nella stessa forma a salvadanaio del loro album di debutto omonimo indica che il gruppo è diventato incapace di creare nuova musica senza citare un passato molto remoto; quarto, il fatto che questo sia l’ultimo album di inediti del gruppo da “Il 13”, pubblicato nel lontanissimo 1994, potrebbe essere indice che Nocenzi, unico membro originale rimasto, non abbia seguito il mercato musicale italiano e non da allora, comprese le sue trasformazioni.

Il primo brano messo in anteprima, “I ruderi del gulag”, suona come un perduto pezzo dei Greta Van Fleet con le tastiere in modalità arpeggio in scala pentatonica, con tanto di ritmiche post-funk che spingono al ballo e tribali battiti in sedicesimi. Altri due pezzi in anteprima sono “L’assalto dei lupi“, un pezzo che strizza all’occhio sia al fusion che al già citato funk (nonostante il finale appaia sprecato) creando un’atmosfera carica di tensione, e “L’imprevisto“, un mid-tempo con un groove fin troppo evidente tipico dei Led Zeppelin, batteria inclusa. Altri pezzi degni di nota sono il brano di apertura, “Stelle sulla terra“, che alterna strati di sintetizzatore e ritmi ballabili in perfetto stile The Chemical Brothers e momenti rock dal tocco bizzarro, la ballata “Campi di fragole“, con la sua progressione cromatica e “Eterna Transiberiana“, che dopo un inizio Dance di vecchia scuola si rivela essere un pezzone di rock emozionale con assoli in pentatonica di ispirazione Pink Floyd, mentre “La discesa del treno” si basa su groove approssimativi, palm-muted di chitarra dallo strano sapore Metalcore (sì, sono serio) e “Il grande bianco” include duelli fra chitarra e tastiere. Varie canzoni dell’album includono momentanei strumming di mandolini, forse per dare un gusto mediterraneo al platter.

Dubito fortemente che i fan dei Banco del Mutuo Soccorso decidano di loro spontanea volontà di ascoltare un disco del genere: non perché non sia gradevole, tutt’altro (anche se a tratti manca un po’ di personalità), ma perché si terrebbero stretti i ricordi del distintivo tenore di Francesco di Giacomo (sebbene Tony d’Alessio se la cavi comunque bene, nonostante qualche calo d’intonazione dovuto alla scarsa musicalità dei testi in italiano). Preso per quello che è, cioè un buon disco di progressive/fusion, Transiberiana è tutt’altro che deprecabile. Per dare una conferma della prova di d’Alessio dal vivo, l’album include anche un paio di vecchie canzoni estratte da un concerto al Veruno Prog Festival 2018.

Transiberiana
Voto recensore
7.5
Etichetta: Inside Out Music / Sony Music Group

Anno: 2019

Tracklist: 01. Stelle sulla terra 02. L’imprevisto 03. La discesa dal treno 04. L’assalto dei lupi 05. Campi di fragole 06. Lo sciamano 07. Eterna Transiberiana 08. I ruderi del gulag 09. Lasciando alle spalle 10. Il grande bianco 11. Oceano: Strade di sale

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. andrea

    mah. non sono sicuro di aver ascoltato lo stesso album del recensore

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login