Bad Bones – Recensione: Demolition Derby

Vi è mai capitato di approcciarvi all’ascolto di un disco con una certa idea di come suonerà e ritrovarvi poi spiazzati fin dalla prima nota? Ecco, si tratta di un’esperienza che può essere addirittura rivelatoria, se l’album che vi ritrovate per le mani riesce a stupire, sì, ma nel più positivo dei modi.
“Demolition Derby”, nuovo lavoro degli italiani Bad Bones, colpisce anche visivamente con un artwork curato e d’impatto, al centro del quale campeggia uno scheletro-guidatore lanciato a tutta velocità verso chissà quali avventure.

La vera sorpresa, però, arriva con la musica, o meglio con il primo rombo di motore che inaugura la opener “Me Against Myself”, già un piccolo gioiello di hard rock diretto e quadrato, che mantiene una latente vena country da far venire di voglia di lanciarsi sulla route 66 a finestrini abbassati.
Ci ritroviamo catapultati con tutte le scarpe negli anni ’80, questo è vero, ma quelli dal carattere più autentico e deciso, senza fronzoli, eppure capaci di amalgamare nel migliore dei modi il glam metal di Los Angeles (o Stoccolma) all’hard and heavy degli AC/DC. Il tutto senza perdere di vista un sound accattivante e, inaspettatamente, moderno.

La volontà è quella di divertirsi e ballare senza sosta, una voglia che emerge con prepotenza in “Endless Road”, un inno al rock and roll sincero e spontaneo, per poi declinarsi in maniera completamente diversa, ma non per questo meno riuscita, in “Some Kind Of Blues”, dove la batteria di Lele Bone scandisce un pezzo dalla vena booze-blues, come suggerito dal titolo.
La verità è che ogni traccia di “Demolition Derby” meriterebbe una menzione a parte, tanto la produzione dei brani si dimostra curata e attenta alla riuscita finale del pezzo. Il ritmo torna ad alzarsi con il mid-tempo “Stronger”, forse la traccia preferita dalla sottoscritta, che unisce la melodia accattivante al riff potente, in una struttura sorretta da una base ritmica quadrata e precisa.
In un disco così fortemente caratterizzato dal lato più americano e sporco dei meravigliosi anni ’80 non può certo mancare la ballad che si rispetti e i Bad Bones non si fanno attendere, inanellando la doppietta “Rambling Heart” e “Red Sun”: quest’ultima traccia è impreziosita dalla collaborazione di Roberto Tiranti alla voce, che aggiunge un’emozione in più alla già superba prova vocale di Max Bone.
E così, tra una “Rusty Broken Song” e una “Shoot You Down” da un lato, che strizzano l’occhio a certi orizzonti glam metal (senza mai perdere però la loro identità tirata e diretta come un pugno in faccia), e una “The Race” dall’altro, più in linea con uno stile à la AC/DC, il platter si avvia alla conclusione con la tite-track “Demolition Derby”, vincente nell’intento di lasciare una bella impressione finale nell’ascoltatore, con il suo ritornello antemico da imparare subio a memoria.

Non ci sono scivoloni in questo nuovo album dei Bad Bones, che danno prova di una grande maturità artistica capace di coniugare elementi eterogenei in modo riuscito, senza forzare la mano sulla sensazione a tutti i costi o sull’originalità della composizione, se con ciò intendiamo le principali influenze sul sound della band. Gli elementi che compongono i brani arrivano sicuramente “da lontano” (nel tempo e nello spazio), ma vengono declinati in modo eccezionalmente fresco e moderno, semplicemente ben fatto.
Ciò che ne deriva è un bel disco hard rock che, ne siamo certi, non riuscirete più a togliervi dalla testa.

bad bones

Voto recensore
8
Etichetta: Sliptrick Records

Anno: 2016

Tracklist: Tracklist - 01. Me Against Myself 02. Endless Road 03. Some Kind Of Blues 04. Stronger 05. Rambling Heart 06. Rusty Broken Song 07. Red Sun 08. A Perfect Alibi 09. Shoot You Down 10. The Race 11. Demolition Derby
Sito Web: https://www.facebook.com/badbonesband/

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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