Backyard Babies – Recensione: Backyard Babies

Dopo il mezzo passo falso del precedente ““People Like People Like Us”” ritornano i Backyard Babies con questo omonimo per cercare di riaffermarsi quali prime stelle della scena street punk mondiale. Pur non riuscendo a toccare i fasti furiosi di quello strepitoso esordio che risponde al nome di “Total 13” o dello straordinariamente catchy “Making Enemies Is Good“, i Babies hanno confezionato un solidissimo album di r’n r che è decisamente all’altezza delle aspettative.

La prima parte dell’album è assolutamente esplosiva, con punte di assoluta eccellenza come il singolo-apripista “Fuck Off And Die“, o la irresistibile e groovy “Degenerated“, o ancora la semi-ballad “Abandon“, toccante ed imprevedibile.

L’album cala leggermente di colpi nel mezzo, con qualche canzone non proprio azzeccata, “Voodoo Low Bow” o la blanda “The Ship” su tutte, ma si riprende alla grande in chiusura con pezzi tirati come “Nomadic“, o l’anthem “Where Were You?” o anche la bella e ramonesiana “Zoe Is A Weirdo“. Da sottolineare la prestazione canora di Dregen che – pur nella sua afonia di fondo – continua a migliorare come backup singer. Che dire? Il quartetto svedese ha sfornato un album che tranquilizzerà tutti i fan di vecchia data un po’ raffreddati dalle loro ultime prove in studio, un album che – come suggerisce il titolo – resetta tutto e li porta ad una nuova partenza.

Tranquilli quindi, i BB sono ancora grandi e divertenti, soprattutto on stage!

Voto recensore
7
Etichetta: Billion Dollar/Audioglobe

Anno: 2008

Tracklist:

01. Fuck Off And Die

02. Degenerated

03. Come Undone

04. Drool

05. Abandon

06. Voodoo Love Bow

07. Idiots

08. The Ship

09. Nomadic

10. Back On The Juice

11. Where Were You

12. Zoe Is A Weirdo

13. Saved By The Bell


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Backyard Babies: Live Report della data di Roncade (TV)

I Backyard Babies hanno sempre avuto la bella abitudine di farsi supportare da ottime band, proponendole esattamente nel momento in cui queste sono pronte ad emergere. Era capitato con Danko Jones qualche anno fa, ed ora tocca ai Trashlight Vision. Il quartetto capitanato da Acey Slades (sì, proprio il chitarrista dei Murderdolls) apre infatti la serata del New Age con una clamorosa botta d’energia. Freschi di pubblicazione del loro primo lavoro, i TLV si producono in una performance d’impatto che miscela sapientemente punk, rock e metal con l’obiettivo – raggiunto – di coinvolgere e far muovere una platea sostanzialmente all’oscuro della loro esistenza.

Dopo di loro tocca agli statunitensi Supagroup, autori di un tradizionale rock a stelle e strisce fortemente influenzato da Van Halen che diverte ma non incide.

I Babies invece sanno fin troppo bene come lasciare il segno. Subito dopo l’intro d’ordinanza i quattro salgono sul palco e fin dalle prime note di ‘Ghetto You’ è chiaro che le loro intenzioni sono realmente bellicose. L’affiatamento tra band e pubblico è perfetto, e Nicke Borg si permette il lusso già alla prima canzone di lasciare l’onore di completare il ponte al pubblico. Neanche il tempo di riprendere fiato e il quartetto svedese si gioca subito la carta del nuovo singolo, ‘The Mess Age’, cantata quasi interamente dal chitarrista Dregen. La maggior parte dello show è proprio incentrata sull’alternanza tra i brani del nuovo album e i classici del loro disco d’esordio ‘Total 13’, mentre il resto della propria produzione viene quasi completamente ignorato dalla band.

Il nuovo materiale però non sempre convince, ‘Roads’ ad esempio – nella quale Nicke si esibisce alla chitarra acustica – viene presentata in una versione rimaneggiata molto più veloce ed elettrica che finisce col risultare né carne né pesce.

Ma a fronte di qualche piccolo passo falso ci sono anche i soliti colpi da KO della band, e subito si torna ad alti livelli con ‘Brand New Hate’ e l’adrenalinica ‘Heaven 2.9’, cantate a squarciagola da un pubblico entusiasta.

Dregen ha ormai assunto ufficialmente il ruolo di co-frontman della band, ed oltre a proporre i soliti assoli "in-your-face" alle prime file del pubblico si esibisce anche alla voce in svariati brani, tra i quali ‘Star Wars’, ‘We Go A Long Way Back’ e ‘Cockblocker Blues’.

La prima parte del concerto si chiude sulle note di ‘Look At You’, mentre come encore la band propone ‘People Like People Like People Like Us’ e ‘Minus Celsius’, unico pezzo della serata tratto da ‘Stockholm Syndrome’.

Ciò che rende i Backyard Babies dei veri animali da palco è la quantità di energia prodotta on stage dai quattro, che anche in questa serata non deludono, tanto che il sudore scorre a fiumi, sia sul palco che tra gli spettatori.

Alla fine il concerto si protrae solo per un’ora e un quarto, ma l’intensità dell’evento è stata tale da ripagare appieno tutti i devoti al culto accorsi a vedere dal vivo quella che è ancora chiaramente una delle migliori rock’n’roll band del pianeta.

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