Anvil Therapy – Recensione: Away From Here

Gli Anvil Therapy fanno salire di botto le quotazioni del prog metal tricolore. Il disco d’esordio della band toscana, “Away From Here”, giunge piacevolmente inaspettato alle nostre orecchie, andandosi a collocare di diritto tra le migliori opere prime di questo 2013, grazie ad una proposta in grado di miscelare la perizia tecnica, alla classe compositiva e ad un gusto melodico sopra le righe. Sarebbe limitato e limitante paragonare gli Anvil Therapy solo ai Dream Theater, perché i nostri prendono spunto (ma badate bene, evitando sfacciate scopiazzature) anche dalla fluidità  emozionante degli Shadow Gallery, dal chitarrismo nervoso e moderno dei Symphony X e dalla raffinatezza artistica dei Vanden Plas.
Non ci credete? Provate ad ascoltare l’opener “Inner Secret”, un connubio di ritmiche spezzate ed inserti di keys prorompenti e vi convincerete subito della qualità della proposta musicale di “Away From Here”. Le vocals variopinte di Andrea Betulanti disegnano melodie fredde ed asettiche, che fanno da contraltare a passaggi più melodici e soffusi, come in “Final Act”, che mi ha ricordato alcune cose dei Pain Of Salvation. Tra le partiture degli Anvil Therapy emergono prepotentemente le tastiere di Dario Calamai, eterognee e perfette per colorare le atmosfere delle song, tra i pungenti synth tipici del prog, passando per il pianoforte classico, suonato con disinvolta passionalità. “Away From Here” ci tiene incollati alla sedia, per l’abilità di una sezione ritmica talvolta cervellotica e incalzante, che si interrompe per lasciare spazio a momenti introspettivi ed a refrain ariosi, come in “White Cube”. L’apice dell’album, che racchiude la summa della musica del quintetto italiano, è la title track, che esplode in duetti chitarra – tastiera e, per lo spiccato groove, si può addirittura accostare ai grandiosi (e mai abbastanza rimpianti) Ark.
“Away From Here” è un piccolo grande gioiello di progressive metal, prodotto e confezionato ad altissimi livelli. Gli Anvil Therapy, vista anche la carta d’identità dei musicisti, hanno l’attitudine e la maturità necessaria per raggiungere le stelle del firmamento internazionale del genere. Ci possiamo scommettere.

Voto recensore
8
Etichetta: Underground Symphony

Anno: 2013

Tracklist:

01. Entrance (intro)

02. Inner Secret

03. Coming Home

04. Absence

05. Away From Here

06. Far From Reality

07. White Cube

08. Queen Of Flowers

09. Final Act


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