Phenomena – Recensione: Awakening

Torna il progetto Phenomena di Tom Galley e lo fa proseguendo nel tradizionale solco di un hard rock melodico robusto e di grande impatto, mettendo insieme nuovamente un cast d’eccezione. “Awakening”, pur con un paio di momenti deboli, è un altro di quei casi in cui l’unione fa la forza: detto banale quanto non scontato, in tempi nei quali i progetti paralleli fioriscono con grande frequenza. D’altra parte Tom Galley è stato in ciò sia antesignano sia garante di un’identità musicale ben definita, che non gli ha impedito di aggiornarsi al gusto ed ai nomi del tempo che cambia.

E proprio con riferimento ai nomi, i riflettori per questo nuovo episodio sono puntati su Lee Small, recentemente protagonista di due prove superlative con gli Shy del compianto Steve Harris e con l’album solista uscito un paio di mesi fa. E’ lui la voce che ci introduce in medias res con “Smash It Up”, accompagna l’epico incedere marziale di “How Long”. Altri cantanti coinvolti nel progetto sono Toby Hitchcock, che in “Reality” si muove in maniera decisamente convincente su territori di rock più roccioso rispetto a quelli in cui siamo abituati ad ammirarlo, impreziositi da uno strepitoso assolo di chitarra. L’inconfondibile voce di Rob Moratti ci guida in improvvise accelerazioni su uno suadente tappeto sonoro per “Homeland”, James Christian è il faro di “Going Away”, Terry Brock pilota i chorus della sensazionale “Fighter”: un parterre de roi, quindi, di voci solitamente impegnate in un rock dal taglio prettamente melodico e che qui si dimostrano più che all’altezza di rocciose, talvolta epiche, trame chitarristiche. Benissimo anche la ruvida interpretazione di Mike DiMeo nell’incedere marziale di “Shake”, discorso diverso per Ralf Scheepers, teoricamente più a proprio agio nelle coordinate stilistiche dei Phenomena e invece protagonista di uno degli episodi meno riusciti di “Awakening”. Va segnalato che tra coloro che prestano la propria preziosa opera ad “Awakening” c’è anche il peso massimo della chitarra Mike Slamer, lui sì finora sinonimo di qualità nonostante qualche uscita di troppo negli ultimi tempi.

In chiusura va sottolineata una volta di più a riconoscimento di Tom Galley, vero e proprio architetto del progetto, la forza d’insieme di un album che prosegue perfettamente coerente con gli altri tasselli della storia targata Phenomena: cosa non di poco conto se si considera il numero, la personalità e l’eterogeneità degli ospiti. Soltanto il pur elegante e raffinato sigillo finale di “Stand Up For Love”, mid-tempo dal sapore pop intepretato da Chris Antblad, si discosta musicalmente dal resto di “Awakening”, ma è un peccato veniale che – trattandosi di epilogo – si può pur perdonare.

Voto recensore
7
Etichetta: Escape / Frontiers

Anno: 2012

Tracklist:

01. Smash It Up

02. Reality

03. Homeland

04. Going Away

05. Gotta Move

06. How Long

07. Shake

08. Fighter

09. Dancing Days

10. Stand Up For Love


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