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Avenged Sevenfold – Recensione: The Stage

Ti svegli una mattina ed eccoti servito il nuovo album degli americani Avenged Sevenfold. Annunciato inizialmente per dicembre, con un titolo completamente diverso, esce “The Stage“, settima fatica della band di Orange County che ha sostituito il precedente batterista Aric Illejay con l’ex-Bad Religion Brooks Wackerman. Avevamo lasciato gli Avenged Sevenfold sulle note del precedente “Hail To The King“, disco del 2013 che faceva segnare un netta sterzata della band verso lidi più mainstream e accessibili al grande pubblico. Salutati gli esordi Metalcore e, soprattutto, salutata la casa discografica Warner Bros., i nostri hanno deciso di realizzare un concept album che rappresenta l’ennesimo cambio di rotta stilistico che, alla lunga, potrebbe generare disorientamento nel fan. Questa volta, però, gli Avenged Sevenfold hanno badato molto alla sostanza e meno all’apparenza, preferendo presentare undici tracce per oltre un’ora e dieci di musica articolata, stratificata, dal mood quasi progressive per approccio all’esecuzione e alla composizione, decisamente un lavoro maturo.

Basta ascoltare gli oltre otto minuti della title track posta in apertura del disco: riff strutturati, attimi di aggressività che fanno il paio con le parti soliste melodiche capaci di creare atmosfere eteree. Su tutti svettano la voce di M. Shadows e la chitarra solista di Synyster Gates, tornato su livelli alti sia sotto l’aspetto tecnico che dell’empatia col pubblico. “Paradigm” conquista con il suo ritmo terremotante e l’ottimo lavoro della sezione ritmica, mentre “Sunny Disposition” è caratterizzata da continui e repentini cambi di tempo e un tromba che nella coda finale accompagna il cantato di M. Shadows. Con “God Damn” si torna a picchiare duro, il brano più legato alla tradizione. Continuando “Creating God” è un brano che, partito aggressivo, si ammorbidisce nel ritornello per poi sfociare in una assolo decisamente lungo e bello. “Angels” e “Roman Sky” chiudono una fase centrale del disco in maniera più introspettiva e melodica, con l’inserimento di archi e orchestrazioni che ampliano le soluzioni a servizio degli Avenged Sevenfold.

La parte conclusiva conferma quanto di buono fin qui ascoltato ma denuncia anche una certa prolissità che non sempre giova vista l’altalenante ispirazione della band. La stessa conclusiva “Exist“, oltre quindici minuti di musica, non riesce a mantenere sempre vivo l’interesse dell’ascoltatore. E forse questo è l’unico punto negativo del disco: alcuni passaggi girano a vuoto, sono privi di mordente e non riescono a catturare come altri in cui la perizia tecnica unita a un ottimo senso per la melodia, convincono in tutto per tutto.

Va lodata la volontà della Avenged Sevenfold di non abusare di soluzione collaudate e di sicura presa per ricercare nella complessità e nell’articolazione della struttura una nuova forma canzone. Un lavoro maturo che convince per quasi tutta la sua interezza sebbene alcuni punti vanno ancora registrati.In conclusione un buon lavoro che farà guadagnare qualche altro fan alla band.

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Voto recensore
7
Etichetta: Capital

Anno: 2016

Tracklist: 01. The Stage 02. Paradigm 03. Sunny Disposition 04. God Damn 05. Creating God 06. Angels 07. Simulation 08. Higher 09. Roman Sky 10. Fermi Paradox 11. Exist
Sito Web: http://avengedsevenfold.com/

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

5 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Andrea

    Assolutamente in disaccordo con la recensione. Album di altissimo livello, forse la vetta più alta della loro carriera. Inspiegabile un voto così basso!

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  2. Fabrizio Tazzioli

    Album di altissimo livello, soprattutto “Exist”, da Fan dei Dream Theater sono abituato alle solite critiche su pezzi del genere e non ci faccio più caso.
    Secondo me, l’unico difetto di quest’album è che nei pezzi più tirati il volume degli strumenti supera la voce di Matt.

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  3. Giorgio

    mi spiace ma per me 7 è troppo basso… cioè per me puoi dare 7 ad un album come Dystopia dei Megadeth… bello ma non fondamentale… qua stiamo parlando di un album che lascerà un bel segno. 8 e mezzo…. nove… dieci no per quel peccato nel quinto pezzo (prendere una parte di Epic dei Faith no More ed infilarcela dentro) … ripensateci!

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  4. Elia

    Condivido pienamente… purtroppo ci sono stati dei punti dove non riuscivo a mantenere vivo l’interesse. E’ sempre un’album migliore di Hail to the king, anzi… è 100 volte migliore. Sette è un voto onesto!! Gli Avenged hanno fatto lavori molto più belli… e voglio citare l’album “Avenged Sevenfold” che secondo me, ripeto, secondo me è il loro album più bello, IL TOP!!! Comunque… hanno fatto un buon lavoro, tanto di cappello.

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