Avatarium – Recensione: The Fire I Long For

Un’ombra scura e dilatata si staglia sulla copertina di “The Fire I Long For”, quarta fatica degli svedesi Avatarium, nati come creatura del guru del doom Leif Edling (e mastermind dei Candlemass), ed ora affidati alle sapienti mani del chitarrista e produttore Marcus Jidell e della carismatica cantante Jennie-Ann Smith, dotata di una timbrica inedita per il genere proposto. Completano la line up, l’organista Rickard Nilsson ed il nuovo batterista Andreas ‘Habo’ Johansson (The Doomsday Kingdom, altro side project di Edling) con l’apporto per i concerti, del bassista Mats Rydström.

Leif Edling non è escluso nel processo compositivo della band, infatti collabora anche in questo caso nella scrittura di tre pezzi, probabilmente centellinando le sue presenze in concerto per qualche problema di salute già presente negli anni scorsi, o per volersi concentrare sulla rinnovata attività on stage dei Candlemass, rinfrancati dopo l’uscita del trionfale “The Door To Doom” ed il ritorno di Johan Längquist alla voce. Gli Avatarium sono certamente meno classici in questo senso, partendo sempre dal doom ma aprendosi ad influenze decisamente non metal e vicine a folk, jazz e psichedelia, arrivando a raffinatezze quasi pop, non dimenticando l’hard rock degli anni 70, incarnato soprattutto dall’uso di un organo molto vicino spesso al Ken Hensley dei tempi d’oro degli Uriah Heep.

 

 

E’ il caso della roboante opener “Voices”, forgiata da sonorità calde e vintage, che cede il passo al singolo “Rubicon”, definito “Un punto di non ritorno, una linea tracciata nella sabbia, è un gospel oscuro…“, dove una melodia ammaliante si sposa ad una chitarra Iommiana fino al midollo.

“Lay Me Down” rischia forte, abbandonandosi ad atmosfere quasi country e malinconie squisitamente americane, dotate di suggestioni quasi cinematografiche. “Porcelain Skull” torna su cadenze doomish, ma nel ritornello prende velocità grazie ad un chorus delicato e reminiscente gli anni sessanta. La voce di Jennie-Ann Smith esce filtrata nella velenosa e ficcante “Shake That Demon”, veloce interludio prima di “Great Beyond”, un morbido mid tempo dal flavour timidamente zeppeliniano.

La title track osa ancora, con un madrigale blues di nebbiosa suggestione ed un ritornello dallo spessore struggente, mentre “Epitaph Of Heroes” evoca polverosa epicità fin dal titolo, e torna su sonorità sinistre ma più classiche, dove la voce è usata di nuovo come sottile elemento di rottura, ma amplifica la drammaticità dell’insieme. Finale memorabile con “Stars They Move”, lento pianistico notturno e marchiato di jazz, che chiude con una carezza quasi noir un disco magnifico dalla prima all’ultima nota suonata. “The Fire I Long For” è il disco della maturità degli Avatarium.

Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2019

Tracklist: 01. Voices 02. Rubicon 03. Lay Me Down 04. Porcelain Skull 05. Shake That Demon 06. Great Beyond 07. The Fire I Long For 08. Epitaph Of Heroes 09. Stars They Move
Sito Web: https://www.facebook.com/avatariumofficial/

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