Avatar – Recensione: Hunter Gatherer

Leggendo il nome “Avatar”, il primo pensiero che ci balza alla testa è l’omonimo film del 2009. In realtà, questo termine è un concetto religioso che esprime la manifestazione di una divinità in forma corporea o un’icona che rappresenta un essere metafisico. La band ha deciso di utilizzare questo nome perché ben si addice alla loro idea di musica, che si fonde con il teatro e il cinema, per dare vita ad un prodotto artistico originale in cui riecheggiano il fascino di Hollywood e le atmosfere horror di Halloween. Una spettacolarità di cui, al momento, possiamo godere solo a metà, in attesa di poter tornare ad ascoltare musica dal vivo.
Con “Hunter Gatherer”, il loro ottavo album, gli Avatar studiano accuratamente l’umanità e l’incombere di un futuro incerto. Canzoni come “A Secret Door“, “Colossus” e “Silence in the Age of Apes” sono inni alla modernità, in un mondo ormai governato dalle spietate leggi della tecnologia. In ogni caso, tutte le tematiche presenti nell’album riflettono lo stato d’animo condiviso dei membri. Questo lavoro in studio è la versione più oscura e sinistra degli Avatar, che ribadiscono sempre le forti influenze di gruppi come Rammstein, Avenged Sevenfold e Slipknot. Piccola curiosità: in “A Secret Door” potrete sentire il fischio di Corey Taylor, che crea la trama invisibile su cui si poggia il brano e contribuisce a creare un’atmosfera da film western in quella che è probabilmente la traccia migliore del lotto.

Ogni canzone è un mondo a sé e racconta una storia diversa. Questo può far pensare al fatto che l’album abbia una struttura debole, soprattutto per la contaminazione di generi, ma al contrario, è la tematica a renderlo unito e coeso. Il disco si apre con “Silence in the Age of Apes”, accompagnata da uno dei riff tipici della band, ma se andiamo avanti con l’ascolto troviamo anche sonorità che difficilmente potremmo considerare heavy. Pensiamo, ad esempio, a “Gun”: piano, voce e chitarra sono gli unici elementi che compongono questa ballad, ha in sé un forte potenziale, che però rimane inespresso e non ci conduce mai ad un vero e proprio climax. Oppure, per fare un altro esempio, possiamo citare anche l’eclettismo e la commistione di generi in “Child”, così come “Scream Until You Wake” e “When All But Force Has Failed” sono esempi della versatilità della band. Infine, la chiusura dell’album è affidata a “Wormhole”, uno dei brani più energici, ma a mio parere non all’altezza della coppia composta da “Silence in the Age of Ape” e “Colossus”.
L’idea di realizzare una sorta di concept album non è nuova, in quanto gli Avatar hanno avuto un approccio simile negli album “Avatar Country” and “Feathers & Flesh”. “Hunter Gatherer” è stata una piacevole riscoperta di una band che ascoltai dal vivo sette anni fa. Spero che gli Avatar possano portare presto in scena questo album con lo spettacolo che merita!

Etichetta: Century Media

Anno: 2020

Tracklist: 01. Silence in the Age of Apes 02. Colossus 03. A Secret Door 04. God of Sick Dreams 05. Scream Until You Wake 06. Child 07. Justice 08. Fun 09. When All but Force Has Failed 10. Wormhole

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