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Avantasia – Recensione: Ghostlights

Tobias Sammet torna con il circo Avantasia. Palloncini lasciati liberi in aria, stelline filanti ed applausi scroscianti  accompagnano l’istrionico presentatore e tutti i suoi personaggi al seguito, come in ogni grande spettacolo che si rispetti. “Ghostlights” è il settimo album del progetto del cantante degli Edguy ed i fans, così come gli addetti ai lavori, si asepttavano l’ennesimo capolavoro. Invece, rispetto al predecessore “Mystery Of Time” o al mastodontico doppio cd uscito nel 2010 (“Angel Of Babylon / The Wicked Symphony”) ci troviamo di fronte ad un’opera interlocutoria, un po’ come fu a suo tempo “The Scarecrow”. I dodici brani contenuti nel disco partono come al solito da una base hard rock sinfonica, con venature power e classic metal, tentando in un paio di casi alcune sperimentazioni in salsa moderna. In “Ghostlights” sono presenti alcune canzoni davvero vincenti, alternate ad altre piuttosto scontate, anche se non mancano un paio di piccoli passi falsi. Intendiamoci, siamo comunque nettamente al di sopra della qualità media delle uscite del genere, ma quando ci troviamo ad accogliere un nuovo capitolo targato Avantasia ci aspettiamo sempre il top.

Ma andiamo con ordine. Tobias per “Ghostlights” si affida ad alcuni vecchi compagni di avventura, come Michael Kiske, Jorn Lande e Bob Kately, chiamando poi nuovi ospiti internazionali del calibro di Robert Mason, Dee Snider e Jeoff Tate. L’opener “Mystery Of A Blood Red Rose” fa il verso ai musical con i suoi cori ariosi, ma la spunta per l’intensità e l’indovinato refrain, mentre la title track ci regala l’ennesimo sicintillante episodio di power metal helloweeniano, con Kiske a dimostrare di non avere ancora oggi rivali nell’interpretazione del genere. La lunga e noiosa “Let The Storm Descend Upon You” è presumibilmente uno dei punti più bassi di “Ghostlights” e va a braccetto con il soporifero pop di “Isle Of Evermore” con Shoron Den Adel. I picchi di songwriting sono rappresentati dagli episodi in salsa power, come la gioiosa “Unchain The Light” o “Master Of The Pendulum”, con Marco Hietala dei Nightwish a vestire i panni del Timo Kotipelto di turno. Non convince del tutto la ballad “Lucifer”, pur con un impeccabile Lande, così come la moderna e dacadente “Seduction Of Decay”, interessante nell’ intenzione, ma riuscita solo a metà, forse per colpa di un’interpretazione di Tate anonima. Prima che cali il sipario c’è tempo per la consueta hard rock song, “A Restless Heart And Obsidian Skies”, cucita su misura per Catley, che si conferma la solita garanzia.

Dopo questa lunga carrellata sui brani di “Ghostlights” possiamo tirare le fila. Il nuovo album della creatura di Sammet è ancora una volta inattaccabile dal punto di vista della produzione e della confezione, ma manca quel qualcosa in più per considerarlo ai livelli fastosi dei suoi predecessori. Il tempo passa e, nonostante una formula ormai collaudatissima, lo zaino delle idee di Tobias potrebbe essere ormai vuoto, per questo motivo ci sentiamo di condividere la scelta del vocalist tedesco di prendersi una lunga pausa per ricaricare le batterie dopo l’uscita di questo cd. Giusto staccare la spina (anche solo momentaneamente) quando la qualità del prodotto è ancora elevata. Sarebbe un delitto massacrare “Ghostlights”, perché ci troviamo di fronte ad un album sicuramente piacevole, che soddisferà gli amanti del genere a 360 gradi, ma, dall’altro lato, ci sentiamo di mettere in guardia anche gli ascoltatori dal palato più esigente: non aspettatevi l’ennesima bomba degli Avantasia.

Avantasia Ghostlights

Voto recensore
7
Etichetta: Nuclear Blast / Audioglobe

Anno: 2016

Tracklist: 01. Mystery Of A Blood Red Rose 02. Let The Storm Descend Upon You 03. The Haunting 04. Seduction Of Decay 05. Ghostlights 06. Draconian Love 07. Master Of The Pendulum 08. Isle Of Evermore 09. Babylon Vampyres 10. Lucifer 11. Unchain The Light 12. A Restless Heart And Obsidian Skies
Sito Web: www.tobiassammet.com/

alessandro.battini

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E’ il sinfonico della compagnia. Dai Savatage ai Dimmu Borgir, passando per i Rhapsody, predilige tutto ciò che è arricchito da arrangiamenti sontuosi ed orchestrazioni boombastiche. Nato e cresciuto a pane e power degli anni ’90, si divide tra cronache calcistiche, come inviato del Corriere Dello Sport, qualità in azienda e la passione per la musica. Collezionista incallito di cd, dvd, fumetti, stivali, magliette dei concerti, exogini e cianfrusaglie di ogni tipo, trova anche il tempo per suonare in due band.

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