August Burns Red – Recensione: Guardians

Nonostante io sia una grande amante del metalcore, devo ammettere che è un genere spesso considerato “mainstream” a causa di una serie di elementi che sembrano non mancare mai: certi riff, un breakdown qua e là e spesso un’alternanza tra voce pulita e tecniche come growl e scream. In realtà questo ragionamento potrebbe essere esteso a tutti i sottogeneri musicali, ma sembra essere particolarmente calzante per il metalcore. Alla luce di questo discorso, tante band hanno intrapreso la strada dell’innovazione e del cambiamento, ognuna a modo suo. C’è chi, ad esempio, ha deciso di avvicinarsi a sonorità più moderne ed elettroniche; chi, addirittura, ha quasi completamente rinnegato il metal e, infine, chi, come gli August Burns Red, ha abbracciato influenze provenienti dal progressive e dal melodic death metal, sull’esempio di band come Opeth e Between The Buried and Me.

Questo cambiamento è riscontrabile nella traccia di apertura del nuovo album “Guardians”, ovvero “The Narrative”, ma anche nel singolo “Defender” e “Lighthouse”. In quest’ultima, in particolare, c’è un’ulteriore novità: l’inserimento di una sezione vocale in clean molto rara per la band. Nonostante la batteria faccia da padrona praticamente in tutte le tracce, “Guardians” mette in risalto le capacità di ogni singolo componente degli August Burns Red. In primis, Jake Luhrs sperimenta nuovi e più “oscuri” territori vocali, ma troviamo anche molto spazio per il basso e gli assoli di chitarra, come a voler confermare la volontà di distaccarsi dall’etichetta di gruppo metalcore. Ad esempio, c’è una sezione molto melodica in “Extinct by Instinct”, ma soprattutto nella conclusiva “Three Fountains”, forse la traccia più particolare del lotto per la base strumentale più “leggera”. D’altra parte, però, non mancano i soliti breakdown in canzoni come “Dismembered Memory” e “Ties That Bind”, mentre “Bloodletter” è in puro stile August Burns Red e “Empty Heaven” segna un ritorno ad un metal più classico. Insomma, la particolarità di questo album è proprio la creazione di contrasti musicali interessanti.

Potremmo quasi pensare di considerare “Guardians” come un concept album, ma non nella maniera in cui lo intendono i Dream Theater o i Symphony X. L’espressione potrebbe essere utilizzata a livello testuale: c’è, infatti, un filo rosso che unisce le varie canzoni, ovvero la necessità di aiutare il prossimo. Ad esempio, in “Defender” si parla del bisogno di avere qualcuno al nostro fianco nei momenti più difficili: “I would do anything to make it through, but it takes two; one is me, the other is you.” In “Paramount”, invece, si sottolinea quanto sia importante circondarsi delle giuste persone: “Walking through fire, you have a friend. Stuck in a nightmare with a right to make it out. You have hope, you have us. We can put it all back together”. Sembra quasi essere un riferimento al momento storico che stiamo attraversando. Ora più che mai abbiamo bisogno di un amico, seppur distante fisicamente.
Dopo una parziale delusione per i fan con l’uscita di “Phantom Anthem”, “Guardians” è uno degli album più heavy che la band abbia mai composto, portando con sé un messaggio molto importante: nel mondo c’è bisogno di gentilezza ed empatia. Il tema non è mai stato così attuale.



Anno: 2020

Tracklist: 01. The Narrative 02. Bones 03. Paramount 04. Defender 05. Lighthouse 06. Dismembered Memory 07. Ties That Bind 08. Bloodletter 09. Extinct by Instinct 10. Empty Heaven 11. Three Fountains

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