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Atriarch – Recensione: Dead As Truth

A due anni di distanza da “An Unending Pathway”, gli Atriarch tornano sul mercato discografico con “Dead As Truth”, terza prova sulla lunga distanza. La band ha sviluppato un sound caratteristico che contempla elementi di musica estrema ed altri appartenenti al panorama death rock/post-punk, letto in un’ottica funerea, ritualista, simile per alcuni aspetti alle sperimentazioni che fecero ai tempi i Celtic Frost.

Nel 32 minuti di “Dead As Truth”, il gruppo americano inanella sei tracce cariche di atmosfera e dai ritmi ossessivi, monolitici, pregiati dalla voce potente di Lenny Smith e irrorati dai riff di chitarra distorti in chiave post punk di Joshua Dark. A completare la line-up troviamo il basso di Andy Savage e la batteria di Maxamillion, performers di una sezione ritmica granitica ma decisamente varia rapportata al genere di riferimento.

Episodi come “Inferno” e “Void” sono lunghe litanie dall’incedere costante e pachidermico, dove le chitarre e la sezione ritmica si ergono imponenti e graffiano, fermo restando un diabolico alone di melodia che accompagna il pezzo. La voce di Lenny è qui cavernosa e urlata, mentre la produzione volutamente ruvida esalta il lato esoterico del sound con echi e riverberi.

“Dead” e “Repent” esaltano invece i retaggi “dark” del gruppo, attraverso un sound diluito e pieno di sfumature melodiche (sempre inserite in un contesto molto cupo), mente la chitarra assume le impostazioni distorte di un macabro death rock che ricorda i Christian Death dei tempi d’oro. La voce è teatrale e si porta spesso sulle tonalità pulite.

Un’altra partita vinta dall’ensemble di Portland, foriero di un’interpretazione personale del black/doom.

Voto recensore
7
Etichetta: Relapse Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Inferno 02. Dead 03. Devolver 04. Void 05. Repent 06. Hopeless
Sito Web: www.facebook.com/AtriarchOfficial

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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