Atreyu – Recensione: In Our Wake

L’heavy metal americano di inizio 21° secolo, il metalcore – o quello che vi pare – dimenticati e trasformati in un qualcosa di decisamente diverso. Gli Atreyu cambiano le carte in tavola e diventano “altro”.

Ma nella versione peggiore. Di cosa, però, non ne abbiamo ancora idea.

Suono “zuccheroso”, chitarre che graffiano altrove ed un cantato che cerca costantemente la linea melodica perfetta per le radio. Il nuovo album degli americani, “In Our Wake”, è un prodotto che cerca con disperazione la “benedizione del grande pubblico”. Soprattutto giovane.

Nell’opener – e title track – la sensazione di chi strizza l’occhio all’adolescente è drammaticamente evidente. Una canzone che va oltre il ruffiano nonostante abbia qualche momento positivo.

Non servono due canzoni fintamente esplicite come “Nothing Will Ever Change” e “Blind, Deaf & Dumb”. Perché un “fuck” non fa più notizia, così come qualche sparuto passaggio tra scream e growl. No, no, no. C’è “profumo di inganno” da lontano un miglio e quell’incedere rap/hip hop in “Blind…” è decisamente imbarazzante.

Il nuovo album degli Atreyu è un clamoroso buco nell’acqua che cerca di trovare equilibri mantenendo piedi su più staffe. Scontenterà praticamente tutti, perché l’aggressività dei “tempi d’oro” è resa di plastica, e canzoni come “Terrified” (sicuramente pensata per aver passaggi radiofonici) non è credibile e non ha mordente. Un “Pop Metal” nella sua sua incarnazione peggiore, così come tutto il disco.

I riff fintamente aggressivi non bastano a mascherare l’evidente pochezza delle idee ed un talento che non è adatto per “suonare questa roba”. Gli Atreyu a.d.2018 non sono neanche lontanamente paragonabili a quelli del 2015, quando diedero alle stampe “Long Live”, o quelli più veraci di “Suicide Notes and Butterfly Kisses”.

Un disco “fuori sync”, composto da una band che desidera suonare “moderna e giovane”, ma che “arriva dopo”. Colpevolmente dopo. Sembra di vedere il percorso creativo di tante band americane (Shinedown e Fall Out Boy, con questi ultimi probabile ispirazione per il ribaltone), che per trovare visuals su YouTube o ascoltatori su Spotify buttano alle ortiche una carriera costruita negli anni.

È stato bello, ci siamo divertiti (a momenti alterni), ma con questo “In Our Wake” gli Atreyu spengono la loro scintilla.

Voto recensore
4,5
Etichetta: Spinefarm Records

Anno: 2018


Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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