At The Gates – Recensione: To Drink From The Night Itself

Quattro anni or sono l’attesa per “At War With Reality” fu altissima, dal momento che si trattava del primo album degli At The Gates dopo un lungo silenzio e che il ritorno della band dopo lo split del 1996 pareva ormai improbabile. Ora la curiosità per l’arrivo di un nuovo platter dei nostri è altrettanto elevata, poiché “To Drink From The Night Itself” è il primo disco che non vede l’apporto del fondamentale chitarrista Anders Björler (anche se il buon leader Tomas “Tompa” Lindberg ci ha prontamente rivelato che, a dispetto di ciò che si pensava, il 40% dei principali album del gruppo è in realtà opera del bassista Jonas Björler). Considerazioni maliziose a parte, ammettiamo che oggi come allora le icone svedesi del melodic death hanno vinto la propria scommessa, essendo il loro fresco full-length ancora una volta una release molto ispirata.

L’album è di nuovo un lavoro cupo, maturo e colto: se infatti il come-back discografico del gruppo di Göteborg costituiva un concept sulla filosofia post-strutturalista e la corrente letteraria del realismo magico, ora il quintetto è rimasto affascinato dal romanzo “The Aesthetics Of Resistance” del multiforme artista tedesco (fu scrittore, drammaturgo, pittore e regista) Peter Weiss. Il tema di una disperata lotta di resistenza, in cui non c’è possibilità di raggiungere la vittoria, che trae origine dal libro viene allora raccontato da brani vividi e forti; magari questi pezzi non si mantengono sempre al medesimo livello, ma quando si dimostrano all’altezza della tradizione dei nostri ci regalano momenti di puro godimento.

Dopo la malinconica ed emozionante intro “Der Widerstand” si parte bene con la title track e con “A Stare Bound In Stone”, tracce già diffuse nelle scorse settimane: canzoni forse un po’ canoniche e non immediatissime, ma indubbiamente efficaci e che crescono col passare degli ascolti. La caratura comincia a salire innanzitutto con la terremotante “Palace Of Lepers”, quindi con la cinematografica “Daggers Of Black Haze”, brano variegato, magniloquente ed epico che valica i confini del tipico swedish death metal. Trascorsa la breve “The Chasm” si passa il giro di boa con l’ottima “In Nameless Sleep”, canzone tirata e ficcante fin dal primo impatto.

Riprendiamo alla grande con “The Colours Of The Beast”, che abbassa il ritmo ma non certo la qualità generale col proprio incedere maligno e la sua tensione latente; “A Labyrinth Of Tombs” a seguire opta invece per l’aggressività mescolata a un impianto melodico triste e soffuso, combinazione tanto cara al combo svedese. Si muove sulle medesime coordinate “Sea Of Starvation”, mentre “In Death They Shall Burn” e “The Mirror Black” sono incaricate di chiudere le danze la prima con un’autentica mazzata, la seconda con un andamento malinconico e sofferto e con un gran finale orchestrale.

To Drink From The Night Itself” è a nostro modesto parere il disco che ci si può (e forse ci si deve) aspettare dagli At The Gates del 2018: un album dall’approccio moderno impreziosito da quel pizzico di voglia di staccare col passato, ma strettamente in sintonia con l’irripetibile carriera della band. L’ensemble di Göteborg la storia della musica l’ha già scritta più di vent’anni fa con “Terminal Spirit Disease” e “Slaughter Of The Soul”: è perciò giusto che oggi Tompa e soci decidano di destreggiarsi con lo stile che loro stessi hanno plasmato e di farvi variazioni su tema. Ce ne regalassero ancora in futuro di album come questo!

Voto recensore
8
Etichetta: Century Media Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Der Widerstand 02. To Drink From The Night Itself 03. A Stare Bound In Stone 04. Palace Of Lepers 05. Daggers Of Black Haze 06. The Chasm 07. In Nameless Sleep 08. The Colours Of The Beast 09. A Labyrinth Of Tombs 10. Seas Of Starvation 11. In Death They Shall Burn 12. The Mirror Black
Sito Web: http://atthegates.se

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Andrea 60

    itslef?

    Reply

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