Assassin – Recensione: Combat Cathedral

I tedeschi Assassin non sono certamente una di quelle band che può dirsi baciata dalla fortuna. Dal furto della strumentazione che li costrinse allo scioglimento nel lontano 1989, agli errori di produzione che hanno penalizzato il loro rientro sulle scene con “The Club”, fino al recente abbandono del cantante storico Robert Gonnella. Tutto sembra girare dalla parte sbagliata per loro, ma nonostante ciò li troviamo ancora in sella dopo oltre trent’anni, capaci di confezionare un disco thrash di tutto rispetto, in perfetto equilibrio tra riffing classico e produzione un po’ più al passo con i tempi.

In primo luogo va detto che il sostituto di Gonnella, ovvero Ingo Bajonczak, ha una voce completamente diversa dal nostro, più aggressiva e potente, accostabile allo stile di Chuck Billy, e sinceramente notevolmente migliore, se valutata in senso assoluto.

Forse anche per questo il sound proposto dalla band si trasforma, perdendo parzialmente la grezza e sporca attitudine semi-punk che li ha contraddistinti nei vecchi lavori, e anche in parte nel vero rientro “Breaking The Silence”, per arrivare a proporre qualcosa di più ordinato e d’impatto. Un risultato che magari farà anche storcere il naso a qualche purista della prima era del thrash teutonico, ma che in fondo ci permette di ascoltare una serie di canzoni di grande presa che una volta entrate in testa diventa difficile cacciar fuori.

Back From The Dead” o “Undying Mortality” si basano su riff a grattugia classicissimi, ma portati con una violenza notevole e una precisione sicuramente maggiore che in passato. Da subito si intuisce come il lavoro di Bajonczak sia da valutare con il pollice in alto; urla come un pazzo, ma senza mai diventare sguaiato, interpretando il ruolo alla perfezione e regalando potenza all’insieme.

La maggiore ampiezza di range vocale del nostro diventa decisiva soprattutto in canzoni con più respiro ritmico, come ad esempio “Frozen Before Impact” o “Red Alert”. Di media però le velocità rimangono sostenute e la ricerca dell’aggressività è il vero obiettivo della band. Un plauso in questo senso va anche alla base ritmica, sempre ben centrata e in grado di trascinare anche i momenti più groovy, come ad esempio nella incalzante e ricca di cambi “Whoremonger” (che in qualche cosa ci rimanda ai Testament anni novanta) o nelle partiture superveloci di “Servant Of Fear”.

Chiaramente prevedibilità e un pizzico di ripetizione in eccesso sono i limiti naturali di un lavoro basato su tali caratteristiche, ma se cercate forza d’urto e devastazione, non avete che da accomodarvi, gli Assassin hanno preparato per voi un piatto succulento e grondante sangue.

Assassin - Combat Cathedral

Voto recensore
7
Etichetta: Steamhammer Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Back from the Dead 02. Frozen Before Impact 03. Undying Mortality 04. Servant of Fear 05. Slave of Time 06. Whoremonger 07. Cross the Line 08. What Doesn't Kill Me Makes Me Stronger 09. Ambush 10. Word 11. Sanity from the Insane 12. Red Alert
Sito Web: www.assassin-online.de

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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