Ashes Of Ares – Recensione: Well Of Souls

L’allievo/a, date le sue potenzialità, avrebbe potuto (e dovuto) fare di meglio, invece di tirare in remi in barca e produrre risultati alquanto modesti”. Questo giudizio, che verosimilmente si potrebbe leggere in una pagella scolastica, riassume bene il senso di questa recensione. Ci si aspettava un lavoro maturo, di spessore, un salto di qualità, dati il talento e l’esperienza dei musicisti in questione.

“Well Of Souls”, nuovo album degli Ashes Of Ares, uscito per la ROAR! Rock Of Angels Records, è costellato da una serie di elementi deboli che lo rendono di fatto un lavoro inferiore rispetto al disco d’esordio. Il platter sembra voler replicare la formula musicale adottata nel full length precedente, ma i risultati non sono dei migliori, anzi. Il songwriting manca di originalità e indulge spesso nella creazione di riff elaborati che non riescono a mordere. La sensazione è che ci si limiti a voler ottenere un certo groove (che paradossalmente non viene raggiunto) a discapito della potenza e dell’aggressività del suono, che spesso si disperdono. E non è l’unico problema di questo album.

Le canzoni sono quasi sempre dei mid-tempo rocciosi (dalla costruzione vagamente “prog”), ma mancano di dinamicità e di impatto, oltre che di quasi totale assenza di feeling; non riescono, insomma, nell’intento di sostenere e valorizzare la voce di Barlow (non sembra lo stesso cantante di “The Dark Saga” o “Something Wicked This Way Comes”, giusto per citare due album a caso degli Iced Eath). Il risultato, già dopo il primo ascolto, è una serie inevitabile di sbadigli. E dire che ci sarebbero anche dei brani potenzialmente interessanti (l’opener, “Unworthy”, “Sun Dragon”, la maideniana “Time traveler”, “God of War” dal riff claustrofobico e cattivo in stile Nevermore); il problema, come già detto, sta in una sorta di autocompiacimento nel realizzare composizioni “intricate”, che rendono le tracce scariche. Altro tasto dolente di “Well Of Souls” è la carenza di linee melodiche convincenti e soprattutto coinvolgenti.

Fa strano sentire un cantante dotato come Barlow ridursi ad un registro vocale monocorde, ripetitivo e quasi privo di emozioni, accompagnato da una seconda traccia vocale fastidiosa (una versione Chipmunk in falsetto, sempre del buon Barlow) che fa capolino qua e là nei chorus. Il cantato si riveste di un briciolo di espressività soltanto nelle power ballad e in altre rare occasioni: nella già citata “Unworthy”, in cui la voce diventa cattiva e nel finale muta in una specie di growl, in “Transcending”, dove si ravvisa una prova più graffiante, e nel sentito tributo al compianto Chris Cornell. Tutto ciò sempre tenendo conto che le canzoni soffrono la mancanza di una struttura melodica all’altezza del vocalist.

In generale, “Well Of Souls”, è il risultato di un lavoro mediocre e carente di personalità: manca di visione, estro, inventiva…. E non bastano né un batterista dotato come Van Williams (anche se ormai fuori dalla lineup), né tantomeno il guitarwork (pur non brillantissimo) di Freddie Vidales per tentare di risollevare gli esiti di un album con tante ombre e poche, pochissime luci.

La speranza è che gli Ashes Of Ares si dotino quanto prima di una personalità artistica che imprima un cambio di passo innestando creatività, un maggiore gusto melodico e che, soprattutto, sia in grado di sfruttare al meglio la duttilità e la potenza della voce di Barlow.
Per ora, rimandati a settembre.

Voto recensore
5
Etichetta: ROAR! Rock Of Angels Records

Anno: 2018

Tracklist: 1. Consuming the Mana 2. The Alien 0 3. Unworthy 4. Soul Searcher 5. Sun Dragon 6. Trascending 7. Let All Despair 8. In the Darkness 9. Spirit of Man 10. Time Traveler 11. The God of War 12. You Know My Name (Chris Cornell cover)

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