Ashbringer – Recensione: Absolution

Inutile dirlo, molte volte chi fa da sé, fa per tre, anzi, per cinque. Gli Ashbringer subirono un terrificante e preoccupante tracollo qualitativo, poiché “Yūgen”, il loro secondo album, era fin troppo ornamentato, leccato e “perfettino” all’inverosimile, specialmente se comparato col loro debutto “Vacant”, praticamente scritto e suonato dal solo fondatore, Nick Stanger: eppure, nessuno se ne accorse. Quello che un tempo era un gruppo fissato col depressive e con sonorità malinconiche e soffocanti allo stesso tempo, in seguito sembrava essere diventato un tentativo clone degli Agalloch (che, guarda caso, si erano sciolti proprio lo stesso anno d’uscita): chitarre slide, mandolini, strings digitali, voci femminili e altri elementi che, invece di renderlo distintivo, lo affossavano.

Inutile dire che il terzo album del gruppo, “Absolution“, continua la strada segnata dal precedente, specialmente appena arriva la title track, con le sue progressioni in Mi minore con arpeggi a corda aperta. “Wilderness Walk” crolla al quarto minuto in una sezione strumentale che dura per due minuti e mezzo, portando facilmente allo scoraggiamento, mentre “Dreamscape” è un ottimo esempio di post-rock con melodie eteree, ma comprensibili, e rimane il momento più coinvolgente del disco. I due movimenti di “Eternal Separation” potrebbero essere tranquillamente uniti, “Spiral Architecture” si basa su bridge decisamente più memorabili, e per finire, “Threshold of Existence” è un’ultima ballata in chiave Mi maggiore che spazza via tutte le tracce più allegre dell’album.

Esattamente come il precedente, “Absolution” è un album forte, piacevole, emozionante e decisamente intenso, perfino per gli standard per il genere. Se a voi lettori sembra che la recensione di questo album sia piena di critiche, sappiate che questo è dovuto al fatto che il recensore si aspetta ancora un altro mostruoso, immenso e praticamente impeccabile album come “Vacant”, che invece non è arrivato. Perdonate quindi la scelta di parole aspre, ma quando un gruppo come gli Ashbringer fa abituare l’ascoltatore a degli standard quasi leggendari, ogni confronto è svilente e traumatico per chiunque avesse altre aspettative.

Etichetta: Prosthetic Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. Absolution 02. Wilderness Walk 03. Dreamscape 04. Shrine of Loss 05. Eternal Separation Pt. 1 06. Eternal Separation Pt. 2 07. Spiritual Architecture 08. Threshold of Existence

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