Sarke – Recensione: Aruagint

“La nostra musica si ispira alle grandi rock band anni ‘70, allo speed metal degli ‘80 e al black dei primi anni ‘90. Mettete assieme questi elementi attraverso la creatività della band, e avrete il vostro puro dark rock, immediato, crudo e onesto.” Questa la dichiarazione programmatica di Thomas Bergli, il signor Sarke in persona, mente e motore del gruppo proto-black norvegese, che attualmente annovera fra le sue fila nientemeno che Nocturno Culto (Darkthrone), Asgeir Mickelson (Spiral Architect), Anders Hunstad (El Caco) e Steinar Gundersen (Spiral Architect).

Vera e propria all-star band dedita a un particolare primitivismo metallico, i Sarke si sono ritagliati coi precedenti “Vorunah” (2009) e “Oldarhian” (2011) un buon riscontro critico e seguito di pubblico, entrambi indici dell’effettiva validità della proposta imbastita dal drummer di Khold e Tulus, qui nelle vesti di chitarrista compositore.

Il nuovo “Aruagint” si pone ovviamente nel solco della continuità, ribadendo e definendo ulteriormente i contorni stilistici dei Sarke attraverso un song-writing che appare più ragionato e strutturato. Sebbene i mid-tempo siano sempre stati il territorio d’elezione prediletto dai nostri, “Aruagint” esprime ulteriore enfasi sulla ricerca ritmica, attraverso riff dal groove spiccato, di matrice quasi blues, come “Jaunt Of The Obsessed”, “Strange Pungent Odyssey” e “Rabid Hunger”, che riescono a suonare freschi e avvincenti nonostante la loro estrema semplicità strutturale.

Altro ormai classico ingrediente Sarke è l’epicità, che qui ritroviamo abbondanza su “Jodau Aura”, “Walls Of Ru” e “Skeleton Sand”, in cui lo spirito di certi Celtic Frost e Candlemass aleggia pesantemente.

Ottima la performance di tutta la band, fra cui spiccano le vocals sempre più stagionate e rugose di Nocturno Culto, che ha acquisito in espressività e profondità quanto ha forse perso in termini di aggressività primitiva. Probabilmente le sopraffine doti tecniche di Mickelson e Gundersen risultano un po’ sprecate, in questo contesto, lontano anni-luce dal virtuosismo prog, ma d’altro canto tale scelta di semplicità è la più funzionale per la materia sonora in questione.

Nessuno stravolgimento radicale, dunque, per un progetto che ha nel solido rapporto col passato (personale e di genere) le sue indispensabili fondamenta, in questo caso tradotte con un approccio più di testa che di pancia, per così dire, giusto un poco inferiore al precedente “Oldarhian”, nelle mie preferenze personali, ma sempre sostanzialmente impeccabile. Parafrasando una nota freddura web, i veri blackster di qualità non invecchiano, diventano vintage.

Voto recensore
7
Etichetta: Indie Recordings

Anno: 2013

Tracklist:

01. Jaunt Of The Obsessed

02. Jodau Aura

03. Ugly

04. Strange Pungent Odyssey

05. Walls Of Ru

06. Salvation

07. Skeleton Sand

08. Icon Usurper

09. Rabid Hunger


Sito Web: https://www.facebook.com/sarkeofficial?fref=ts

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