Arrayan Path – Recensione: The Marble Gates To Apeiron

Con “The Marble Gates To Apeiron” gli Arrayan Path mettono l’ottavo suggello ad una carriera che, benchè forse priva di riconoscimenti eclatanti da parte della critica e dei social, li ha visti calcare le scene da oltre venti lunghi anni (il demo “Return To Troy” è del 1999). E così dalle spiagge cipriote arriva un “lyrical epic-power”, cantatissimo come l’azzeccata definizione scelta dalla stessa band lascerebbe presagire. Nonostante una certa opulenza ritmica, infatti, TMGTA è un album che fa leva soprattutto sulle sue parti cantate, ora affidate alla prova ordinata e pulita di Nicholas Leptos, ora ai rinforzi corali che lo aiutano a sottolineare i passaggi più travolgenti (come il singolo “A Silent Masquerade”). Al di là delle aspettative che potrebbero essere generate dalle mire epiche del quartetto, il disco si fa apprezzare soprattutto per il suo incedere ordinato, complice il mixing di Simone Mularoni presso il Domination Studio di San Marino. 

Ogni brano, a partire dalla sinfonica title-track, si presenta come una successione ricomposta di momenti e di suggestioni tipiche del genere, raccolte con la sensibilità necessaria a non fare di esse una semplice riproposizione di stereotipi. L’ordine con il quale le sue trame si rincorrono può essere spiazzante: in alcuni casi il meglio arriva troppo tardi, quando ormai l’interesse è calato (“Metamorphosis”), in altri (“The Mourning Ghost”) gli elementi migliori sono completamente slegati dal discorso, al punto da assomigliare ad una fortunata quanto sconclusionata aggiunta. Ciononostante questa imprevedibilità, che si colloca in un affascinante non-luogo tra pura incertezza ed esplorazione di proporzioni nuove, rende l’album più personale e spontaneo, salvandolo dallo stigma del già sentito. Mai incisiva come i migliori Rhapsody, mai così complessa da meritare l’appellativo di prog, mai germanicamente ruvida alla Orden Ogan ed allo stesso tempo sufficientemente brava da non risultare irrisolta, la band cipriota riesce nell’intento di far passare “The Marble Gates To Apeiron” come un divertente esercizio di equilibrismo (“The Cardinal Order”) nel quale il continuo ondeggiare del trapezista rappresenta un elemento di bravura, per giunta necessario a raggiungere vivo e tutto d’un pezzo l’altra sponda. Purtroppo anche questa varietà di punteggiatura stilistica finisce, se riproposta con ostentazione ed insistenza, per diventare minuto dopo minuto sempre meno interessante: se nella prima parte della tracklist può essere divertente andare alla ricerca del filo logico che lega il potpourri, alla lunga la mancanza di una struttura più solida corre il rischio di disorientare, e la voce di Leptos sembra farsi sempre più soffusa e lontana, come quando ti succede un attimo prima di perdere i sensi mentre guardi un video ASMR dell’eterea TingTing. 

“The Marble Gates To Apeiron” non possiede linee vocali particolarmente incisive, assoli memorabili né la capacità di coinvolgere appieno l’ascoltatore nei suoi racconti, che spaziano dalla distruzione del pianeta alle pandemie, senza trascurare quella mitologia che rimane uno degli interessi più forti condivisi dal gruppo: questo è un disco che, nonostante le ritmiche sostenute, ama in realtà carburare lentamente e crescere di intensità con una consapevolezza terrena nei propri mezzi che, se da un lato ne limita fortemente l’ambizione, dall’altro gli fa compiere sempre il passo più adatto alla gamba. “The Marble Gates To Apeiron” non è un album geniale, né sorprendentemente longevo, e nemmeno portatore di chissà quale freschezza compositiva: eppure, complice quella “esposizione chiara” che a scuola premiava anche i temi più modesti e frammentati, la sua riproduzione si mantiene piacevole nell’arco dei suoi quarantasei minuti e la voglia di scoprire con un secondo/terzo ascolto se tra le sue trame in apparenza semplici non si nasconda per caso una intuizione più grande e complessa si insinua dolce, sottile ed a tratti gradevolmente irresistibile.

Etichetta: Pitch Black Records

Anno: 2020

Tracklist: 01. The Marble Gates to Apeiron 02. Metamorphosis 03. Virus 04. The Mourning Ghost 05. To Live Another Day 06. The Mask of Sanity 07. The Cardinal Order 08. A Silent Masquerade 09. Black Sails (The Nemean Ode)
Sito Web: facebook.com/arrayanpath

Marco Soprani

view all posts

Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login