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Armored Saint – Recensione: Win Hands Down

Gli Armored Saint hanno da sempre un destino ambivalente: idolatrati da una (relativamente) ristretta cerchia di fan, che li considera tra le grandi band della storia dell’heavy metal, e prevalentemente snobbati dalla gran parte del pubblico che per qualche motivo non si è mai sintonizzato sulla proposta un po’ atipica che Bush e soci hanno coltivato fin dai dischi più vecchi.

Sgomberiamo subito il campo da questioni dicendo che chi scrive appartiene alla prima categoria, e che se invece a voi gli Armored Saint non sono mai piaciuti, non sarò un disco, pur fenomenale, come “Win Hands Down” a farvi cambiare idea.

Sta di fatto che proprio con questo lavoro la band dimostra come sia ancora possibile suonare heavy metal in modo moderno e personale, non rinunciando ai tratti storici che contraddistinguono lo stile del gruppo, ma non fermandosi ad una riproduzione eccellente di quanto fatto in passato, cercando invece di progredire ed esplorare nuovi territori.

A tratti canzoni come la title track, “Mess”, “That Was Then, Way Back When” o “With A Head Full Of Steam” (con la voce di Bush meravigliosamente accompagnata a quella di Pearl Aday) picchiano duro e richiamano alla mente un disco incredibilmente sottovalutato come “Symbol Of Salvation”. Senza, però, ricalcare la formula di un tempo, ma semmai trasportando certi elementi ad oggi per farci ascoltare una base ritmica martellante e ricca di groove (nessun dubbio sul fatto che l’accoppiata Sandoval/Vera sia una delle più solide del circuito), ma mai rabbiosa o paticolarmente aggressiva, e le vocals di John Bush, corpose e possenti come sempre, ma centrate costantemente su una linea melodica ben chiara (e mai banale).

La stessa struttura delle canzoni non è mai del tutto scontata, miscelando sia riff taglienti e metallici, che rallentamenti e aperture armoniche vicine all’hard rock più roccioso. Se prendete ad esempio una song particolarmente lunga ed elaborata come “Muscle Memory” diventa veramente difficile marcare i nostri sotto un genere preciso. Ci sono infatti piccoli inserti atmosferici, quasi elettronici, arpeggi acustici, un crescendo ritmico trascinante, cori cantabili, assoli raffinati e un break con chitarre affilate come lame. Tutto facile, orecchiabile e scorrevole, se siete una band straordinaria come loro.

Discorso simile per una canzone atipica e dal gusto moderno come “In An Istant”: praticamente impossibile da inquadrare, tra arpeggi, vocals suadenti, schitarrate che entrano con durezza e cambi di ritmo repentini sono altri sette minuti che vanno via senza che pesino neanche per un secondo.

Dive” è invece una ballata suadente e dal gusto vintage, ma che, bontà loro, non suona comunque vecchia ed è impreziosita da un assolo struggente e da un arrangiamento con archi e cori del tutto inedito per una band come gli Armored Saint.

Una scaletta senza un momento debole che si chiude con “Up Yours”, brano che nuovamente mette insieme componenti di classic american metal, soprattutto nel riff, nella ritmica quadrata e nell’assolo sparato a mille, ma che accosta il tutto ad una melodia vocale anomala e quasi sfuggente che si insinua lentamente in testa per non lasciarci più.

Ancora una volta gli Armored Saint escono dal coro, confermandosi una delle band più creative e stilisticamente inimitabili dell’intera scena metal. Ed ancora una volta ci sarà che rimarrà a bocca aperta e chi invece non capirà il perché di tanto entusiasmo. Come si dice… c’est la vie.

Voto recensore
9
Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. Win Hands Down
02. Mess
03. An Exercise In Debauchery
04. Muscle Memory
05. That Was Then, Way Back When
06. With a Full Head of Steam
07. In an Instant
08. Dive
09. Up Yours


Sito Web: https://www.facebook.com/thearmoredsaint

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

14 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Antonio

    2 cose da dire. Finalmente abbiamo superato il muro dell’8,5 era ora, attendiamo un 10 pieno. Questa volta (dopo la monnezza spacciata per capolavori di Orpheus Blade e Helloween) almeno dice che ci sarà chi non capirà come mai tanto entusiasmo. Chissà come mai la gente non capisce.

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    • Tommaso Dainese

      Antonio… siamo diventati ancora più ricchi con questo 9 😉 Continua a seguirci e diventeremo ricchissimi! Non capiamo il tuo accanimento contro le votazioni delle nostre recensioni. Ma sicuramente ti abbiamo fatto qualche torto, ti ascoltiamo… e ovviamente… keep on rockin’ e continua a seguirci :)

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  2. Antonio

    No no non ce l’ho con tutte le vostre recensioni ma con quelle di manazza ci mancherebbe e sono pronto a dire hai ragione qualora ne dovessi trovare una centrata. Mo ascolto anche questo disco che per prendere 9 dovra essere veramente bello . a parte cio vi seguo perche fortunamante sieti i pochi che recensiscono i dischi appena usciti .

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    • Tommaso Dainese

      Manazza è un birichino del rock… però… consiglio… prima di sparare sentenze… meglio parlare con cognizione di causa e ascoltare l’album, perché criticare per partito preso non ci sembra una tecnica molto costruttiva e intelligente.

      Reply (in reply to Antonio)
  3. Giovanni

    Io sto con Antonio e detesto pure io questa tendenza di sparare voti a caso.
    Dare 8,5 o 9 a dischi sicuramente buoni ma che non lasciano il segno e non dicono nulla di nuovo è un insulto a tutti i grandi classici e i capolavori. Se questo album vale 9, quanto devono valere, chesso’, i primi dischi dei Maiden, Metallica, Sabbath e compagnia bella? Almeno 13 o 14.
    Se un neofita del metal guarda le recensioni e vede che The number of the beast ha lo stesso voto dell’ultimo degli Armored Saint non si confonde un pochino?

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    • Tommaso Dainese

      Se dovessimo fare un paragone con i classici delle band che hai citato… meglio chiudere tutto… perché il livello medio che abbiamo in giro (se appunto paragonato ai classici) è bassissimo. I voti sono inseriti in un contesto attuale, perché preferiamo vivere con la testa nel presente e non pensando “a ma nell’87 i Megadeth erano un’altra cosa”. Questo è quello che abbiamo adesso e quindi questo valutiamo. Se dovessimo fare un confronto per tutto con il passato, l’80% dei dischi che escono ogni mese non andrebbe oltre il 3 o 4 su 10… pensiamo a tutti i dischi di genere power, black e old school thrash… tutte copie di copie della copia della copia di cose uscite 20-30 anni fa. Preferiamo valutare la qualità del disco preso “a sé”. Altrimenti non avrebbe neppure senso parlarne.

      Reply (in reply to Giovanni)
      • Giovanni

        Beh, quindi se esce un buon disco dei Megadeth gli diamo lo stesso voto di Rust in piece? Non sono d’accordo. Sono sempre per la via di mezzo. Un buon album (come quello in questione, magari) vale 7, un capolavoro vale 9 0 10.
        Faccio recensioni pure io e il voto più alto che ho messo in 3 anni è stato 8.

        Reply (in reply to Tommaso Dainese)
        • Tommaso Dainese

          Comunque… dischi che su Metallus.it abbiano preso più di 8 ce ne sono gran pochi ultimamente… questo mese è sicuramente uscito qualcosa che, secondo noi, merita più di altro. Ma basta farsi un giro in archivio e vedrai che le recensioni con più di 8,5 sono gran poche. Poi ragazzi… fortunatamente ognuno può dire la sua. Secondo noi è da 9, con i nostri parametri e criteri. Se per te è da 5… bene :) E’ fantastico avere opinioni diverse ma noi siamo coerenti con il nostro metro… e cerchiamo di vivere nel presente, senza inutili nostalgie.

          Reply (in reply to Giovanni)
          • Giovanni

            No, ma che vivere di nostalgie, ascolto un sacco di roba nuova… E’ solo per essere coerenti e “giusti”.
            Poi sono d’accordo con te sul de gustibus etc, ci mancherebbe. Se tutti avessimo la stessa opinione non avrebbe senso leggere recensioni diverse. 😉

            (in reply to Tommaso Dainese)
          • Riccardo Manazza

            A parte che il voto quando si parla d musica o arte è un concetto puramente relativo… la prospettiva storica non è indicata, secondo me, se si vogliono commentare le uscite contemporanee. Che poi se chiedi ad un fan sfegatato degli anni settanta di dirà che The Number Of the Beast non è sta figata, perché mica vale tanto quanto i Led Zeppelin o i Deep Purple… mentre per chi ama i Tool e i Meshuggah è robaccia vecchia che ascoltano solo i dinosauri. Il nocciolo è che non esiste un metro di misura universale a cui rifarsi, si valuta un’uscita secondo il proprio gusto e la propria esperienza. In particolare questo disco degli Armored Saint mi sento di dire che non può essere liquidato come un buon disco, ma è uno dei migliori esempi di metal in circolazione attualmente. Suonato splendidamente, con uno stile riconoscibile e personale che ha rimandi al metal classico, ma non ricalca cose già fatte in passato. Se poi ad uno fa schifo, pace, ascolterà qualcos’altro. Il mio è in fondo solo un consiglio per gli ascolti, un ragionamento sul perché un disco mi è piaciuto oppure no. Nulla di più.

            (in reply to Giovanni)
  4. maxx

    questa tua recensione mi invoglia molto ad ascoltare un gruppo che amo ed ascolto da sempre (ho 50 anni) e che considero abbondantemente sottovalutato…reputo i componenti ottimi musicisti, Joey Vera un gran bassista, produttore, ecc… John Bush una voce potente e aggressiva e che mi ha fatto apprezzare gli Anthrax dopo il suo ingresso…non vedo l’ora di ascoltarlo, anche perché sono curioso di vedere se condivido il tuo voto… :)

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  5. Marco r'n'r!

    Io devo dare la mia solidarietà al Recensore.
    Il disco degli Armored Saint è davvero valido. La cosa migliore dai tempi di Symbol of Salvation, uno dei miei dischi metal preferiti di sempre (e di cui si odono degli echi nel nuovo album).
    Aggiungo che in un mondo perfetto, o almeno più giusto, gli Armored Saint avrebbero (riscosso) il successo dei Metallica (e viceversa, mi verrebbe quasi malignamente da chiosare…).
    The Saint is back! Statelo magari ad ascoltare, poi mi dite…
    E speriamo tornino in Italia per un concerto. Credo di essere uno dei pochi che abbia assistito alla loro unica apparizione in terra italica (a un festival in riva al lago…) ormai già diversi anni fa (si invecchia…): li rivedrei davvero volentieri.
    Ciau
    Marco
    r’n’r!
    PS Per chi non lo sapesse ai tempi (d’oro) i Metallica avevano chiesto a John Bush (cantante degli Armored, non il presidente USA) di entrare a far parte della loro band. Lui aveva rifiutato (!…). Alcuni anni più tardi era uscito Symbol of Salvation. Quindi vi sorprenderò affermando che tale scelta per certi versi non fu un (totale errore), come si potrebbe facilmente affermare… Poi entrò negli Anthrax, per poi tornare a far dischi con gli Armored, ma questa è storia recente.
    PS Un appunto doveroso: tutti gli Armored sono musicisti da paura, non solo i più conosciuti Bush e Vera: una vera band con i controcazzi (scusate il francesismo).
    Ma quanto ho scritto?!… mah…

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  6. Giovanni Messere

    Ci hanno fatto aspettare un po’ ma ne è valsa la pena.

    Reply
  7. maxx

    gran goduria questo disco….grandi Armored….Heavy Metal così come è nato e basta

    Reply

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